Fiere, “Terminal One” non si presenterà all’asta
Il gruppo di imprenditori per il momento sta alla finestra a valutare gli eventi «Noi siamo arrivati a offrire 6 milioni: al momento ci sono più perdite che introiti»
«Terminal One non si presenterà all’asta del 9 ottobre per la vendita delle Fiere di Reggio perché la richiesta di oltre 7 milioni di euro supera ampiamente la nostra offerta. Vedremo se ci saranno aste successive e se ci sarà un calo consistente della domanda, penso di almeno del 10%. Anche perché in questi due anni di conduzione del quartiere espositivo per noi ci sono state più perdite che introiti. Questo non va bene a nessuno». Manca il presidente Guido Prati ma le parole del direttore di Terminal One, Matteo Setti, pronunciate ieri mattina in occasione della presentazione della fiera dei cavalli, si prestano a pochi equivoci.
La gestione del centro fieristico scade il 31 dicembre e diventa sempre più difficile raccogliere manifestazioni di vero interesse. Per attecchire è necessario un programma di localizzazione che duri nel tempo e non si limiti ad una stagione. Gli spazi espositivi sono interessanti perché, oltre alla posizione favorevole, i capannoni sono capienti e non hanno colonne interne che intralciano la visibilità. Il problema è che strutture e impianti hanno bisogno di lavori e poiché il saldo fra spese e incassi è squilibrato è messa in dubbio la prosecuzione dell’accordo con chi cura la liquidazione finale. Serve un restyling, occorre un ammodernamento non solo estetico ma anche funzionale. Altrimenti si possono promuovere soltanto piccole manifestazioni.
«Noi – conclude Setti – stiamo alla finestra a valutare gli eventi. In effetti, se anche l’appuntamento del 9 ottobre dovesse andare a vuoto si possono ipotizzare altri inviti con aste nelle settimane successive, comunque in tempi brevi, nel volgere di poco tempo: entro ottobre massimo novembre. Un passo avanti noi lo abbiamo fatto arrivando ad offrire 6 milioni di euro, ma la nostra proposta è stata rigettata e non si è mosso più nulla; la procedura è sempre statica e la vita di una impresa non può avere un orizzonte di soli 12 mesi».
Terminal One ha dunque il freno a mano tirato. «Per trasferirci di nuovo da Cremona a Reggio – aggiunge Giancarlo Doardo che organizza la fiera dei cavalli– abbiamo dovuto affrontare spese per almeno 200 mila euro, costi superflui che non possiamo sempre sostenere. Ci servono programmi pluriennali. Se ci fosse un proprietario sicuro e fisso si potrebbe pianificare a lungo termine con benefici per tutti. Anche per la città di Reggio che dispone di una preziosa chance e rischia di non avvantaggiare il proprio Pil. Perché non fare un’asta ogni 15 giorni? Potrebbe essere un passo avanti che porta lontano. Qui si rischia di traslocare tutti, come hanno già fatto altre iniziative fieristiche. Servono fra l’altro manutenzioni, fatte solo sino al 2012, che diventano necessarie per la sicurezza. Non si può trascurare una simile operazione: anche gli amministratori locali dovrebbero farsi sentire».
I temi sono importanti, il futuro complesso e incerto. Forse per questo l’incontro di ieri ha lasciato alla fine un piccolo spazio da dedicare a un argomento diverso: è vero che Terminal One entra nel basket reggiano? «L’ho letto anch’io – sorride Setti – e so che fra i nostri soci ci sono diversi appassionati. Ma per il momento non è un tema discusso in Consiglio di amministrazione. Vedremo». Scherza Doardo: «Potremmo cominciare con l’Horseball, fare canestro a cavallo…». —
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