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«Il registro del Dna non a regime Si sconta un ritardo di sette anni»

«Il registro del Dna non a regime Si sconta un ritardo di sette anni»

L’avvocato Antonio Maria La Scala addita le falle del sistema a nome delle associazioni che assistono i familiari degli scomparsi 

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L’esperto

«Per le associazioni che si occupano di persone scomparse la legge che ha istituito la Banca Dati del Dna è stata determinante perché prevede testualmente, tramite un modulo che abbiamo approntato che dev’essere presentato dai familiari, il confronto tra cadaveri o resti cadaverici e i profili genetici dei consanguinei. Peccato che la Banca Dati Dna sconti enormi ritardi». L’avvocato penalista Antonio Maria La Scala, presidente di Gens Nova Onlus (associazione che si occupa di violenza di genere) ed ex presidente (fino a luglio) della Onlus Penelope Italia (associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse), è un esperto del tema. Il legale è stato tra i primi promotori della necessità del database, prendendo a modello gli scienziati che, nel 1989, hanno istituito per conto dell’FBI il registro, nato come strumento investigativo per trovare (o scagionare) criminali. In Italia, come spesso accade, si è trattato di una rivoluzione dimezzata. A introdurre la Banca Dati Dna nel nostro Paese è stata una direttiva europea del 2008, da noi recepita con la legge 95 del 2009.

In teoria. Perché, di fatto, l’istituzione del database– per il quale il fattore tempo è fondamentale – è rimasta lettera morta per ben sette anni: solo nel 2016 è stato emanato il regolamento attuativo che ha reso esecutivo il registro. «La legge prevede due fronti – ha spiegato La Scala – Da una parte la polizia penitenziaria deve provvedere, tramite prelievi di saliva, alla raccolta dei profili genetici dei 45mila detenuti in italia; un lavoro norme, che la polizia penitenziaria ha terminato in modo eccellente a giugno scorso. Dall’altra parte la polizia (con la scientifica) e i carabinieri (con il Ris) devono repertare non solo le vittime di delitto, ma anche tutti gli oggetti presenti sul luogo del delitto: e qui siamo appena all’inizio. Manca la pienezza di questa mappatura, per la quale occorreranno anni».

Non solo. La Scala ha puntato il dito su un altro punto debole. «I numeri del Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse non saranno mai oggettivi, per una serie di motivi. In primis il fatto che l’ente di riferimento per gli scomparsi sono le Prefetture, che purtroppo non sono aggiornate». —

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