Nascono le auto alimentate con il biometano di Roncocesi
Siglato ieri un accordo europeo fra Iren e la Volkswagen Grazie al carburante naturale in città gireranno tre Polo
Produrre biometano dai fanghi di depurazione delle acque reflue per alimentare le automobili come avviene nell’impianto Iren di Roncocesi o dai rifiuti di una discarica gestita da Hera come avviene a Ravenna. Sono questi i progetti pilota finanziati al 50% da Unione Europea e Regione e al 50% dalle aziende coinvolte (Iren, Hera e Volkswagen) nonché Art-Er, Crpa, e Sol spa.
Nei prossimi due anni tre Volkswagen Polo alimentate con questo carburante naturale circoleranno per le strade reggiane per verificare, dopo una percorrenza di 30mila chilometri, le loro prestazioni. E soprattutto avere la conferma, come promettono gli esperti, che il biometano (che è identico al metano naturale) può essere utilizzato per l’autotrazione di auto, treni e navi.
L’accordo di collaborazione tra Iren e Volkswagen è stato sottoscritto ieri al Centro Malaguzzi dal presidente di Iren Renato Boero e dal responsabile marketing della casa tedesca, Misha Wagner, in occasione della presentazione del progetto a esperti e operatori del settore. Nel pomeriggio è poi seguita la visita dell’impianto di Roncocesi con l’assessore all’Ambiente del Comune, Carlotta Bonvicini che ha fatto gli onori di casa mentre a illustrare il progetto, oltre al coordinatore Stefano Valentini, sono stati Sergio Piccinini del Crpa, Attilio Raimondi della Regione e Marina Sivierii, direttore di Art- Er.
Il biometano viene prodotto dalla lavorazione dei fanghi provenienti dall’impianto di depurazione di Roncocesi, che vengono sottoposti a un processo di “digestione anaerobica” dal quale si ottiene il biogas (una miscela composta al 60-65% da metano e dal 30-35% da anidride carbonica) da cui con una ulteriore raffinazione viene ottenuto il biometano.
Il carburante ottenuto, dopo un ulteriore controllo, viene posto all’interno di una colonnina che sarà poi utilizzata per alimentare le auto. La stima di Iren è che l’impianto di Roncocesi produrrà 90mila chili di biometano con un risparmio di 300 tonnellatedi Co2. L’incontro di ieri è andato oltre la presentazione dell’esperienza pilota reggiana, per aprire scenari sull’uso di carburanti bio in sostituzione di quelli di origine fossile e contenere l’immissione di Co2 in atmosfera, e non a caso l’obiettivo della Ue è quello di arrivare nel 2030 alla produzione del 14% di biometano. L’Italia e la nostra regione in questo quadro partono avvantaggiati, con il nostro Paese al secondo posto in Europa per uso di metano e la nostra regione al primo posto per in Italia per veicoli alimentati a metano, oltre un milione.
Sono stati il presidente Roero e Piccinini, ieri, a sottolineare come «questo progetto partito nel 2010 possa essere la strada non solo per una economia circolare ma anche per arrivare ad un superamento graduale dei combustibili fossili». In Italia sono otto gli impianti di produzione di biogas da biomasse (agricole, scarti alimentari) e di questi quattro sono concentrati in EmiliaRomagna.
Il progetto futuro è quello di ottenere biometano anche dal rifiuto organico, obiettivo che permetterebbe di disporre di 8,6 miliardi di metri cubi di biometano. Da ultimo, Piccinini ha sfatato il mito dell’elettrico, auto compresa, sottolineando che oggi l’energia elettrica viene prodotta da un mix di fonti in cui il 70% proviene da fonte fossile, e cioè dall’utilizzo di petrolio e carbone per produrre energia pulita «come è invece quella del biometano». —
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