Strage di Bologna, i legali di parte civile scavano sulla latitanza di Paolo Bellini
Depositata una memoria nel processo a carico dell’ex Nar Gilberto Cavallini con documenti inediti reperiti in Brasile
Nuovi elementi su Sergio Picciafuoco e su Paolo Bellini. È il contenuto della memoria presentata in Corte d’Assise a Bologna dai legali Andrea Speranzoni, Roberto Nasci, Alessandro Forti e Antonella Micele nell’ultima udienza del processo all’ex Nar, Gilberto Cavallini, per concorso nella strage in stazione del 2 agosto 1980, che provocò 85 morti e oltre 200 feriti.
IN AULA
Un’udienza nella quale è emerso che per i periti dei pm l’interruttore trovato tra le macerie ai Prati di Caprara – che si ipotizzava quello usato nell’attentato – non avrebbe fatto parte della bomba. Non solo. Sempre nella stessa udienza, la Corte ha disposto l’acquisizione dal Csm dei verbali delle audizioni del giudice Mario Amato, comprese le parti secretate, assassinato il 23 giugno 1980, poco prima dell’attentato in stazione, per mano di Cavallini e Luigi Ciavardini, mentre era titolare delle inchieste sul terrorismo nero nel Lazio. Alla Corte infine i legali di parte civile hanno chiesto di far testimoniare l’ex estremista di destra, Vincenzo Vinciguerra.
LA RICHIESTA
È sulla base di questa richiesta che i legali di parte civile hanno presentato la memoria, riaccendendo i riflettori sulla Primula Nera, indagato dal maggio scorso dalla Procura generale per concorso nell’attentato nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti, dopo la revoca del suo proscioglimento datato 28 aprile 1992. Bellini ha a sempre proclamato la sua estraneità alla strage, sostenendo come alibi di trovarsi al passo del Tonale. Ma nel chiedere e ottenere dal gip Francesca Zavaglia, la riapertura delle indagini, la Procura generale ha puntato su nuovi elementi, fra i quali anche quelli emersi nel processo sulla trattativa Stato-Mafia. È in questo processo che, già in passato, sono stati affrontati i rapporti fra la Primula Nera e Sergio Picciafuoco, assolto definitivamente dal delitto di partecipazione alla strage, ma certamente presente alla stazione di Bologna la mattina dell’attentato.
LA LATITANZA
«I temi al centro della memoria sono l’appunto nell’agenda di Cavallini su Picciafuoco, “sergio picciafuoco 04/81 osimo” e l’appunto, nella stessa agenda, “giorgio bellini 10/81 r.e. tent. om.' (r.e. starebbe per Reggio Emilia, mentre tent. om. significherebbe tentato omicidio, ndr)», spiega l’avvocato Speranzoni. Per quanto riguarda Bellini, «abbiamo acquisito la sentenza del caso Sisti, scoprendo che Paolo Bellini era conosciuto come Roberto Da Silva fino al gennaio ‘82, e oggi abbiamo depositato atti secretati, di provenienza brasiliana, che raccontano per filo e per segno la creazione della falsa identità di Bellini-da Silva in Brasile». L’appunto di Cavallini, insiste il legale, «è precedente, perciò Cavallini non può difendersi dicendo “non è lui” o “non sapevo che Bellini fosse da Silva”, perchè doveva necessariamente sapere chi era Bellini».
NOMI IN CODICE
Alla facile obiezione che il nome di Bellini è Paolo, e non Giorgio, Speranzoni replica ricordando che «abbiamo trovato dei verbali in cui Sergio Calore spiega che Raho e un altro estremista di destra di Rovigo usavano il nome di battaglia “Giorgio” in omaggio a Franco Freda, che usava quel nome, ad esempio quando firmò il libro “La disintegrazione del sistema” come “Giorgio Freda”». Il nome Giorgio, quindi, «era in uso nel loro ambiente, e la logica ci dice che si tratta di Paolo Bellini, che fu condannato in via definitiva proprio nell’ottobre del 1981 per tentato omicidio, come dice l'appunto nell’agenda di Cavallini. Dal nostro punto di vista, questo collegamento tra Cavallini e Bellini è interessante». —
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