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I Garanti: «Noi all’oscuro dei casi poi sollevati dall’inchiesta»

E.L.T.
I Garanti: «Noi all’oscuro dei casi poi sollevati dall’inchiesta»

L’audizione in Commissione in Regione: «Sistema ormai logoro e mancanza di supervisori»

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REGGIO EMILIA. Dell’inchiesta sugli affidi e dei casi che scuotono i servizi sociali della Val d’Enza «non conoscevo nulla» fino a quando «non mi sono stati portati a conoscenza dai giornali». Segnalazioni erano arrivate ma erano in mano alla procura. E sugli psicoterapeuti torinesi della onlus Hansel & Gretel, «ne avevo sentito parlare ma in senso positivo. Non mi meravigliai di questo uso esterno perché capitava spesso in Emilia-Romagna che ci fosse la necessità di enti terzi». Un quadro tracciato ieri da Luigi Fadiga, che ha ricoperto il ruolo di Garante per l’infanzia dal 2011 al 2016, ascoltato ieri con l’attuale Garante, Clede Maria Garavini, in Commissione speciale d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori in Emilia-Romagna. Per i due Garanti il sistema di protezione dell’infanzia regionale e nazionale è «un meccanismo estremamente complesso, con ingranaggi che talvolta non si incastrano bene» e con una difficoltà di interazione tra i diversi soggetti istituzionali coinvolti, come servizi sociali, autorità giudiziaria e servizi sanitari. Un sistema spesso non al passo con i tempi, sprovvisto di risorse e specialisti. Per Fadiga «il sistema dell’Emilia-Romagna mostra segni di logoramento proprio per il fatto che gli assistenti sociali che si devono occupare specificamente di minori sono molto pochi e sono spesso generalisti perché si devono occupare anche di altro, dall’anziano al disabile. Manca anche la supervisione e io credo che qui sia successo una cosa del genere. Tre-quattro operatori lasciati soli sul territorio. E questo succede dovendosi occupare anche di altre cose. Occorre prevenire l’allontanamento tramite il sostegno alla famiglia. Ma servono risorse». Garavini ha sottolineato poi come il compito del Garante sia principalmente quello di sensibilizzare e promuovere la tutela dei minorenni attraverso sollecitazioni e raccomandazioni: «Quando interviene l’autorità giudiziaria la nostra attività si deve fermare, non possiamo andare oltre, a meno che non vengano riviste le normative». E una particolare attenzione viene riservata al ruolo delicato degli assistenti sociali: «Se non procedono ad allontanare un minore in situazione di grave disagio, possono incorrere anche in una denuncia per omissione di atto d’ufficio», ha spiegato Fadiga. «È un mestiere complesso e spesso i servizi si trovano sotto organico».

Stefano Bargi della Lega ha chiesto a questo punto all’ex Garante Fadiga di concentrarsi sulla Val d’Enza e, nello specifico, sulla segnalazione da lui fatta in Commissione Parità di una situazione particolarmente critica proprio in quel distretto del Reggiano riguardo al numero di minori vittime di violenza nel 2015 (13 casi). «Ebbi un incontro con i servizi, che poi furono auditi in commissione – ha risposto Fadiga– e mi riferirono di situazioni all’epoca gravi, devastanti e giustificative dunque di un allontanamento. Feci una raccomandazione dove dissi a tutti gli organi competenti di vigilare sulle situazioni di maltrattamento in quella zona». —

E.L.T.

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