Reggiolo, investì e uccise il 13enne Riccardo Roversi: patteggia un anno, pena sospesa
Per il tribunale, l’incidente in cui il 14 settembre 2017 il tredicenne perse la vita è attribuibile a un concorso di colpa
REGGIOLO. Un anno di reclusione e la patente sospesa per due anni a partire da ieri. È quanto dovrà scontare (non in cella, perché la pena viene sospesa se inferiore ai tre anni) Davide Braghiroli, oggi 27enne, che il 14 settembre 2015, quando aveva 25 anni, alla guida della sua Bmw investì e uccise il tredicenne reggiolese Riccardo Roversi. Una tragedia che straziò la famiglia del ragazzo e tutta la comunità reggiolese.
Braghiroli, residente a Bondeno di Gonzaga (Mantova) ha patteggiato la pena. Il processo si è concluso ieri in tribunale a Mantova, dove si è svolto per competenza, dal momento che l’incidente mortale avvenne sulla strada provinciale tra Reggiolo e Moglia, già in territorio mantovano. Per quel tragico schianto le perizie disposte sulla dinamica hanno evidenziato un concorso di colpa che ha portato il giudice Matteo Grimaldi a decidere di accettare la richiesta di patteggiamento avanzata dai legali rappresentanti di Braghiroli.
Oltre alla condanna a un anno, al termine del processo al 27enne è stata anche sospesa la patente per due anni. La famiglia del 13enne è stata risarcita con una somma in denaro che, purtroppo, non servirà a portare indietro il loro figlio primogenito.
È il 14 settembre di due anni fa. Riccardo Roversi, che abita con la famiglia – i genitori Denis e Natalia e il fratello più piccolo Alessandro – in via Gonzaga a Reggiolo, in sella alla sua bici da corsa, sta facendo un giro con il nonno.
I due stanno percorrendo via Tullie e, una volta arrivati all’incrocio con la provinciale, prendono la direzione di Moglia, entrando per pochi metri in territorio mantovano. Il nonno svolta sulla destra e il 13enne lo segue, ma allarga verso il centro della strada.
In quell’istante sopraggiunge da Reggiolo la Bmw di Davide Braghiroli, che non riesce ad evitare l’impatto, nonostante una frenata di 50 metri. L’urto è violentissimo. Riccardo sbatte la testa contro il parabrezza dell’auto e ricade sull’asfalto. I medici tentano il possibile per cercare di rianimare il 13enne, ma è tutto inutile. Il suo cuore, di lì a poco, cessa di battere.
Straziante, per chi assiste, il dolore dei genitori che accorrono dal bar “La Rana” di Reggiolo, di cui sono gestori. Si stringono forte al nonno in lacrime e non si staccano dal corpo del figlio senza vita. La salma sarà poi ricomposta al cimitero di Moglia, dove resterà a disposizione della magistratura mantovana, che però non ne dispone l’autopsia, rilasciando subito il nulla osta che consentirà alla famiglia di organizzare di lì a poco il funerale.
Sul luogo dell’incidente i rilievi vengono svolti dalla polizia stradale di Ostiglia, coadiuvati dai carabinieri di Moglia e Reggiolo. Auto e bici vengono posti sotto sequestro e per il conducente della Bmw si apre la strada del processo, per l’accusa di omicidio. Ieri la conclusione sul piano penale di una tragedia umana che invece continuerà a segnare per sempre i Roversi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
