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Le sbarre bloccano ancora le ambulanze «Per noi soccorritori situazione pesante»

Daniela Aliu
Le sbarre bloccano ancora le ambulanze «Per noi soccorritori situazione pesante»

Dito puntato sui tempi dilatati dei passaggi a livello. Il dottor Lorenzo Lodi: «Due settimane fa l’elicottero ha fatto prima»

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bibbiano. Continuano i problemi legati ai lunghi tempi di chiusura, e dunque di attesa, delle sbarre ai passaggi a livello lungo la linea Reggio-Ciano. Stavolta a rimanere ferme sulla Sp 28, che collega Montecchio con Barco e Cavriago, alle 7.48 di ieri, sono state l’ambulanza della Croce Arancione e l’automedica dell’ospedale Franchini di Montecchio, che dovevano raggiungere e soccorrere una persona con problemi cardiaci. Ormai l’attesa varia dai dieci ai dodici e a volte anche ai quindici minuti. Un lasso di tempo che fa la differenza, se si tratta di prestare soccorso a chi è in condizioni gravi o gravissime.

IL PERSONALE SANITARIO

«La situazione ultimamente è diventata pesante per noi, come personale sanitario, che dobbiamo raggiungere il paziente nel minor tempo possibile».

Così commenta la situazione il dottor Lorenzo Lodi, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale Franchini di Montecchio. «Il problema delle lunghe attese al passaggio a livello è da affrontare e risolvere per il bene di tutti. Quando vediamo che le sbarre si chiudono, tramite la nostra centrale operativa segnaliamo il problema, cercando di far intervenire al più presto altri soccorsi da altre parti – spiega –. Come nel caso di due settimane fa a Quattro Castella, dove per dieci minuti l’automedica è rimasta bloccata al passaggio a livello di Bibbiano, mentre si doveva recare su un incidente stradale. Abbiamo fatto intervenire sul posto, prima di noi, l’elisoccorso che ha poi trasportato il paziente d’urgenza a Parma. Per fortuna, il nostro è un sistema operativo che funziona, fatto di medici, infermieri, volontari che cercano di prestare soccorso ovunque sono. Cerchiamo di arrivare anche in altre forme e mezzi al più presto dal paziente che ha bisogno, ma il problema della sbarre rimane, ed è diventato un problema per tutti; non solo per sanitari, ma anche per genitori e lavoratori. Per questo speriamo in una soluzione rapida del problema».

LA POLIZIA MUNICIPALE

«Sicuramente è un problema importante rimanere bloccati per tempi lunghi. Quando poi c’è un emergenza, diventa ancora più pesante», sono le parole del comandante pro tempore della Polizia locale della Val d’Enza, Pierpaolo Ugoletti.

«Abbiamo davanti un problema che va affrontato e risolto, speriamo al più presto. Ma quando le code e la soste degli automobilisti diventano molto lunghe, sta poi anche nel nostro buonsenso spegnere il motore. È un piccolo gesto, ma fa la differenza per l’ambiente e per la nostra salute».

L’ARPAE

«Non solo il Codice della strada, ma anche il Piano aria integrato regionale prevede lo spegnimento degli autoveicoli durante la sosta – afferma l’Arpa (agenzia regionale per la protezione ambientale) –. In questo modo, non solo si riducono le emissioni di inquinanti, ma anche quelle di Co2 e, non per ultimo, i consumi di carburante. Infatti, questa buona pratica è adottata dalle auto di nuova generazione tramite un dispositivo di autospegnimento automatico del motore in caso di fermata (con marcia in folle) proprio per questi motivi. Dal punto di vista emissivo, non si può affermare che dieci auto in sosta inquinano di più di dieci auto in movimento, in quanto quelle in movimento hanno un fattore emissivo maggiore. Tuttavia, è facilmente stimabile che, in un tratto di strada con auto ferme accese o con traffico congestionato, nelle immediate vicinanze la concentrazione degli inquinanti aumenti rispetto a quando il traffico è scorrevole», conclude Arpae sul problema dele emissioni.

I CITTADINI

Intanto, la situazione emotiva dei cittadini è esasperata. Facebook, naturalmente, è il luogo prediletto per gli sfoghi. «Un paese sequestrato dalle sbarre del trenino», scrive qualcuno. Qualcun altro fa anche qualche calcolo matematico del disagio, e scrive: «Dieci minuti di attesa per due volte al giorno, vuol dire 20 minuti al giorno. Quindi, 600 minuti al mese e 7.200 minuti all’anno che corrispondono a 5 giorni. Cari automobilisti, in auto vivete cinque giorni l’anno fermi ad aspettare che passi il treno». —

Daniela Aliu

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