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Il Crostolo ha la giarrettiera. Domande sul fiume piccolo che è diventato una divinità

Stefano Scansani
Il Crostolo ha la giarrettiera. Domande sul fiume piccolo che è diventato una divinità

L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani. Una gamba fratturata della statua di piazza Prampolini ha ora un bendaggio. A quando un intervento strutturale? Attendono anche Secchia, Panaro e il Valli

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REGGIO EMILIA. La statuaria non è il punto forte di Reggio Emilia. Mi si risponderà che la città è attrattiva per altri aspetti – certamente –, ma se la scultura è davvero ritenuta un oggetto di rappresentazione e appartenenza, essa va rispettata e salvaguardata. Per capire questa mia sveglia domenicale basterebbe spiare sotto il perizoma vegetale della statua del Crostolo, in piazza Prampolini. Senza pudore, con molta attenzione.

Quella che avvolge la coscia della gamba sinistra del Fiume trasfigurato in divinità, non è una giarrettiera. È quasi un bendaggio. Nell’intervento di consolidamento e pulizia più recente forse è stato adottato un rimedio alla frattura che spezza l’arto in due, orizzontalmente.

Il bendaggio (come un gesso ortopedico) ha lo scopo di stabilizzare il materiale, la zona fratturata, e non far cascare gli eventuali detriti. Il cerotto infatti contiene anche le frasche di quercia scolpite nel Settecento per quest’opera principale dei giardini della Reggia di Rivalta, poi finita a dialogare con la Torre di Palazzo del Monte di Pietà e chiudendo il lato corto nord della maggior piazza reggiana.

Lieve lesione? Grave frattura? Rischia di cascare? Resterà in piedi per altri due secoli e mezzo? La condizione strutturale (fisica, chimica e statica) della statua del Crostolo deve essere stabilita dagli esperti, ma non può venire attribuita al tempo. Cioè: la giarrettiera non ha ragione di essere, come la condizione del piedistallo su cui si erge il signor Fiume di Reggio.

Ecco, il tempo. Qualcuno lunedì in consiglio comunale s’è detto entusiasta per l’unanimità che ha riscosso la mozione presentata dall’avvocato Claudio Bassi di Forza Italia. Come se il documento finalmente presentato e votato garantisca l’immediato e finanziato soccorso alla scultura.

L’avvocato Claudio Bassi è un uomo speranzoso. Così conclude la sua mozione: “Il consiglio comunale impegna la Giunta e il signor sindaco a disporre il restauro e la pulitura della statua del Crostolo, ubicata in piazza del duomo, utilizzando le risorse del finanziamento Ducato Estense. Con ossequio…”. Impegnare la giunta quando, come, dove? Le promesse in politica, anche in quella amministrativa, sono dei refoli (soffi tiepidi oppure aria fritta).

Ancora l’avvocato Bassi nel dispositivo vecchia maniera della sua mozione rileva come quella scultura sia importante, considerando il fresco restauro del Palazzo del Monte di Pietà e di quello delle Notarie: “Atteso che tale statua, alla quale i reggiani sono molto affezionati, di interesse storico e di provenienza dalla Villa di Rivalta, è collocata in piazza Grande da oltre duecento anni; che nella seduta del 10 aprile 2017 il consiglio comunale ha approvato all’unanimità il mio ordine del giorno volto al restauro di detta statua e che le risorse per detto intervento sono già previste nel finanziamento Ducato Estense…”.

Il presentatore della mozione dunque prende atto implicitamente che la questione della salute della statua del Crostolo per la sua attività consiliare è in ballo dal 10 aprile 2017, e lui ancora insiste con un altro documento (la mozione, dopo l’ordine del giorno) che già è andato a dormire in un qualche faldone municipale.

Se la statua del Crostolo è stata salvata dallo smantellamento della Reggia di Rivalta e posta nella pubblica piazza, è perché tutti l’ammirassero. Ha una funzione simbolica, decorativa, anche prospettica se la si immagina come la punta di un compasso: centralizza una veduta, popola uno spazio con un significato, nel caso fluviale, assolutamente locale. Non ha dunque un ruolo estetico marginale. L’opera va difesa, va salvata. Mozione o non mozione, Ducato Estense o non Ducato Estense, un consulto va effettuato con urgenza.

A non star bene non c’è soltanto il Crostolo di piazza Prampolini, ma larga parte della compagnia statuaria che abita la città. Concentratevi un attimo: Reggio Emilia è sorvegliata da statue, spesso ammalorate o in attesa di terapia, oppure di riparo immediato. Per quel che riguarda quest’ultima necessità va nuovamente segnalato lo stato dei ritratti marmorei novecenteschi dell’Ariosto e del Boiardo di Riccardo Secchi, ora nei Giardini Pubblici, ma in origine collocate nella loggia di Palazzo del Monte.

Poi ci sono gli altri due fiumi “colleghi” che con la statua del Crostolo stavano sul belvedere con fontana e gradinata monumentali, sempre della Reggia di Rivalta, sono le sculture stavolta coricate (postura orizzontale tipica delle personificazioni fluviali) del Secchia e del Panaro ora collocate sulle spalle del ponte di San Pellegrino, piazza Lepanto-via Martiri della Bettola. Anch’esse versano in condizioni precarie.

Infine la popolazione delle statue che ornano il piano attico del Teatro Valli è ancora in attesa della soluzione del cantiere per pulizia e consolidamento. Molte di esse sono impacchettate in reti, inspiegabilmente. Chiudo tornando alla statua del Crostolo domandando quanta acqua ancora dovrà passare per l’anfora che porta fra le mani? (ah, anche questa fontana è rotta).

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