«È una pista promettente» Le armi saranno analizzate
reggio emilia. «La posizione dell’arrestato in flagranza di reato è da approfondire, così come l’intera vicenda. Al momento gli sviluppi investigativi sono potenzialmente interessanti». Così Carlo Maria Basile, il dirigente della Squadra Volanti che ha eseguito la scoperta (ma la pratica passa alla Squadra Mobile), ha definito il rinvenimento dell’arsenale clandestino e da guerra.
La polizia ritiene la scoperta un punto di partenza, più che un punto di arrivo.
Ora partirà un’indagine, coordinata dal pm di turno Isabella Chiesi, che scaverà a fondo su abitudini, amicizie e frequentazioni del 55enne Rocco Longo, per scoprire in primis come è entrato in possesso di quelle armi (la bomba a mano la teneva addirittura in salotto) e se le stesse siano state usate per compiere reati.
Le armi da fuoco sono state definite, dagli esperti della Questura, ben oliate, oggetto di costante manutenzione e perfettamente funzionanti: come se il proprietario se ne prendesse cura e le volesse pronte all’uso.
L’intero materiale sequestrato, dalla pistola al fucile alle munizioni, sarà sottoposto alle analisi balistiche della polizia Scientifica, che potrà fornire elementi preziosi e in particolare chiarire se qualcuno le abbia usate di recente per sparare.
A Reggio Emilia negli ultimi anni è stata innalzata l’attenzione sui detentori di armi; da Aemilia in poi, le armi da fuoco clandestine sono considerate un campanello d’allarme di fenomeni più gravi, campanello tenuto nella massima considerazione. Certo il momento è prematuro per potersi pronunciare, visto che l’inchiesta è appena stata avviata.
Ma è ovvio che se emergeranno profili penali di diversa natura dell’episodio, sarà informata la Dda di Bologna. —
Am.P.
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