«Governi inermi E se ora vince Trump i prezzi crolleranno»
Primo affondo alla politica di Nicola Bertinelli che parla anche di effetti sulla filiera del latte
Le dichiarazioni
«Non è un problema di questo o del governo precedente. È chiara la consapevolezza che la salute del comparto agroalimentare non è nelle vene, nel dna di chi ci amministra, ci sono processi che proprio non appartengono loro». A sostenere questa tesi è Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano in un intervista a La Stampa. Lo aveva fatto alla vigilia della decisione del Wto che potrebbe confermare l’incubo dazi sui prodotti della filiera agroalimentare italiana, Parmigiano Reggiano in testa. Non sono bastate dunque le pressioni, i viaggi a Washington (Bertinelli dice di essere andato di persona dall’ambasciatore americano nei giorni scorsi) ma i governi che «non hanno nelle vene questa sensibilità» non capiscono che «una Dop, oggi, non è più una commodity, ma è remunerizzazione di un prodotto che si differenzia». Perché questo settore, rileva Bertinelli, «è un traino» in quanto «oggi un turista su due si muove andando a visitare zone dove sa di poter mangiare prodotti di qualità».
Ecco, che cosa dovrebbe fare allora la politica? «Deve difendere questa possibilità di sviluppo per il futuro» e «fare il diavolo a quattro come stiamo facendo noi». I calcoli sono presto fatti, perché «oggi il dazio applicato dagli Stati Uniti sul Parmigiano reggiano è di 2,5 dollari al chilo, potrebbe salire a 20. Il che significa che sugli scaffali il costo salirebbe dagli attuali 40 a 60 dollari al chilo» dice Bertinelli.
«Un prezzo inavvicinabile» tanto che secondo le stime il mercato americano «potrebbe crollare dell’80-90%» passando così dalla 10 mila tonnellate di oggi che arrivano negli Usa «a una, duemila».
Un danno incredibile «per noi e i nostri 335 produttori ma anche per i 2.620 allevatori da cui prendiamo il latte a 80 centesimi al litro, quando in Baviera, per esempio, ne prendono venti...».
Ma non finisce qui. Il rischio è ancora maggiore, perché «non è possibile ricollocare sui mercati i milioni di chilogrammi in più di produzione». E la conseguenza immediata, quindi, «è il crollo del prezzo, per noi, per il Grana Padano, e per la filiera del latte». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google