Cupi misteri reggiani fra esplosioni, spari e armi clandestine
Più complicato del previsto il dopo Aemilia Intatti gli “appetiti” sul nostro territorio
L’ANALISI
Ma quante armi clandestine “girano” nel Reggiano? Una domanda più che lecita visto quello che accade in provincia.
TROPPI CASI SOSPETTI
La maxioperazione antimafia Aemilia sembrava aver blindato il nostro territorio sul finire del gennaio 2015, invece sono proseguite – come se nulla fosse... – esplosioni a dir poco sospette, spari misteriosi, il clamoroso sequestro di armi, munizioni ed esplosivo in mano a tre insospettabili calabresi. Per non parlare delle auto in fiamme, conseguenza di incendi dolosi o dei quantitativi di droga trovata in possesso di insospettabili incensurati. A tutto ciò ora si aggiunge la scoperta (casuale, perché innescata da un litigio familiare e relativa richiesta d’aiuto del figlio al 113) di armi da guerra nell’abitazione del muratore Rocco Longo, nato in Australia ma la cui famiglia ha radici reggine. Sulle armi scoperte si sono concentrati gli approfondimenti degli investigatori, nel caso di Longo ancora ben lungi dall’esse completati. Si tratta di armi che hanno già sparato? E ancora, erano custodite per conto di qualcuno o siamo di fronte a ricettatori di professione che sanno poi piazzare con disinvoltura pistole, fucili, bombe e cartucce?
BLITZ PREVENTIVI
Già in passato diverse perquisizioni preventive avevano portato a risultati non indifferenti: erano state controllate persone sospettate o pregiudicate per reati concernenti armi da fuoco. Blitz che si erano infittiti quando impazzava la guerra di mafia in Calabria fra i Dragone e i Grande Aracri, con cupi “rimbalzi” anche sul nostro territorio dove da tempo si erano concentrati gli “appetiti” ’ndranghetisti. Inchieste e processi hanno ben chiarito i contorni di quegli anni violenti.
E adesso cosa sta accadendo? —
T.S.
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