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Mulini quasi scomparsi Dal Reggiano ormai ci si rivolge in Toscana

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appennino. Una delle grandi tradizioni legate alla lavorazione della castagna è la macinatura nel mulino ad acqua, quello con le grandi ruote in pietra scanalate.

Le castagne secche vengono portate al mugnaio, che le fa passare nel ingranaggio tritandole e trasformandole in polvere fine. Un tempo, i mulini ad acqua erano una presenza costante anche nella nostra montagna, costruiti a decine vicino ai principali corsi fluviali. Adesso, segno dei tempi, in tutta la montagna reggiana non si trova più un mulino attivo, dopo la chiusura dell’ultimo funzionante vicino a Gatta. E le poche strutture rimaste difficilmente interrompono la loro attività abituale per sostituirla con una stagionale che richiede comunque la pulitura di tutti i componenti per evitare contaminazioni.

Il resto dell’Emilia non è messo molto meglio, in questo senso, e anche nell’Appennino modenese rimangono solo un paio di piccoli mulini aperti alla clientela. Quello che un tempo era un luogo fondamentale per creare riserve di cibo per l’inverno non esiste praticamente più. La soluzione è rappresentata dalla Garfagnana, la zona rurale dell’alta Toscana in provincia di Lucca dove la tradizione della castagna è radicata quanto nel reggiano. In Garfagnana, e pure nella vicina Lunigiana, si trovano ancora diversi impianti, a cui si rivolgono diversi fra i produttori del nostro versante. —

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