Gazzetta di Reggio

Reggio

l’udienza di convalida dell’arresto 

«Sono un collezionista di armi militari» Ma il gip tiene dentro il muratore 55enne

Tiziano Soresina
«Sono un collezionista di armi militari» Ma il gip tiene dentro il muratore 55enne

Longo ammette in aula l’errore della mancata denuncia di questa sua passione: «Ma la maggior parte non è funzionante»

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Rimane in carcere alla Pulce il muratore 55enne Rocco Longo, finito nei guai per detenzione abusiva di armi, detenzione di armi da guerra e di armi clandestine, oltre ad essere stato denunciato per ricettazione di una pistola rubata (a Modena) e per il possesso di segni distintivi contraffatti (una paletta dei vigili urbani di Sassuolo).

La polizia è piombata in casa sua – sabato – al culmine di una lite con il figlio 29enne e sono spuntate le armi.

Ieri mattina la misura cautelare in carcere è stata decisa dal gip Dario De Luca al termine dell’udienza di convalida dell’arresto. Il muratore – difeso dall’avvocato Vania Ferrari – ha risposto alle domande del magistrato giudicante. Ha ammesso d’aver commesso un errore, di non aver denunciato quelle armi raccolte perché appassionato di oggetti militari. E in questo collezionismo ha incluso il fucile Mauser (secondo l’indagato della prima o seconda guerra mondiale e non funzionante), le cartucce (datate 1939) e la bomba a mano del 1942 di fabbricazione inglese. Resta fuori da questi discorsi una piccola pistola Beretta calibro 6,35. Come farà poi capire il difensore, sarà necessaria una perizia su quanto sequestrato, per capire se sono o meno armi «atte ad offendere» oppure cimeli da collezionista.

Dopo l’interrogatorio, il pm Isabella Chiesi – che coordina le indagini della squadra mobile – ha chiesto la misura cautelare in carcere, mentre la difesa ritiene adeguati gli arresti domiciliari nella casa di famiglia. La decisione arriverà solo in serata, fuori dall’aula c’è la moglie di Longo che ha atteso il termine dell’udienza (durata circa un’ora) per poi poter parlare con il difensore del marito. È molto abbattuta, con i cronisti parla di «storia ingigantita che va ridimensionata». Dello stesso parere l’avvocato Vania Ferrari: «Quanto sequestrato non è un arsenale da guerra – rimarca subito – comunque il mio assistito ha mantenuto un atteggiamento collaborativo in aula e, una volta trovato il luogo idoneo, ripresenteremo al gip l’istanza per la concessione degli arresti domiciliari».

Nelle motivazioni del provvedimento restrittivo il giudice ha evidenziato che il carcere è la soluzione idonea per il tipo di reati contestati, ritenendo comunque la casa di famiglia inadeguata per gli arresti domiciliari perché tutto era partito – sabato – da un dissidio in casa fra padre e figlio (abitano insieme a Baragalla), con quest’ultimo che aveva richiesto l’intervento della polizia.

Intanto proseguono le indagini: si sta scavando a fondo su abitudini, amicizie e frequentazioni del 55enne, per scoprire come è entrato in possesso di quelle armi (la bomba a mano la teneva addirittura in salotto) e se le stesse siano state usate per compiere reati. Le armi da fuoco sono state definite, dagli esperti della Questura, ben oliate, oggetto di costante manutenzione e perfettamente funzionanti: come se il proprietario se ne prendesse cura e le volesse pronte all’uso. L’intero materiale sequestrato, dalla pistola al fucile alle munizioni, è ora sottoposto alle analisi balistiche della Scientifica, per chiarire se siano state usate di recente per sparare. —



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