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la guerra del commercio 

Ok ai dazi, il Parmigiano trema «Stimiamo un crollo del 90%»

Enrico Lorenzo Tidona
Ok ai dazi, il Parmigiano trema «Stimiamo un crollo del 90%»

Via libera dall’Organizzazione mondiale del commercio in favore degli Stati Uniti Bertinelli: se passiamo da 40 a 60 dollari al chilo negli Usa perdiamo il mercato

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C’è il via libera ai dazi americani sui prodotti europei. L’incubo commerciale è quindi ormai realtà e il Parmigiano Reggiano rischia l’osso del collo, essendo quello americano il secondo mercato di sbocco estero dopo la Francia, con ricavi per 370 milioni di euro l’anno che dovranno essere generati altrove qualora gli Stati Uniti decidano di calare la scure. «Attualmente vendiamo negli Usa un totale di 10 milioni di chilogrammi di Parmigiano» ha detto ieri il presidente del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano Nicola Bertinelli, dopo aver appreso la notizia del via libera da parte dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). «Il prezzo medio delle nostre forme lì si attesta a 40 dollari al chilo - prosegue Bertinelli - Se con l’introduzione di tariffe rincarate il prezzo salirà a 60 euro al chilo, stimiamo perdite del 90% del giro d’affari negli Stati Uniti. Il che significa dover trovare nuovi spazi di mercato per 9 milioni di chilogrammi. Il tutto chiedendosi: che c’entriamo noi con gli aiuti giudicati illegali a Airbus? Una diatriba che ora viene fatta pagare a un Paese terzo». A far addensare ulteriori nubi è stato ieri il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, secondo il quale vino e Parmigiano potrebbero essere colpiti dai dazi Usa. Lo ha detto in un’intervista a SkyTg24 dopo la decisione di oggi del Wto «che è quella che ci aspettavamo», ha detto. L’Europa potrebbe rispondere con dei contro-dazi verso i prodotti americani, mentre il Governo spera di ammorbidire la posizione di Trump e compagni. Per stemperare la tensione la ministra alle Politiche agricole Teresa Bellanova ha scritto un tweet a Trump invitandolo ad assaggiare il Parmigiano con l’uva.

CIFRA RECORD

L’imposizione in favore degli Stati Uniti sull’importazione di prodotti europei ufficializzata ieri ha poi un valore record, pari a 7,5 miliardi di dollari. L’Italia rischia di pagare un conto di oltre un miliardo per l’aumento delle tariffe alle importazioni deciso dal Wto e che potrebbe colpire per circa la metà dell’importo il cibo ma anche la moda, i materiali da costruzione, i metalli, le moto e la cosmetica se gli Stati Uniti decideranno di mantenere le stesse priorità della black list indicata dal Dipartimento del commercio statunitense (Ustr) e pubblicata nel registro federale. In pratica il Wto ha dato disco verde, mettendo la palla sul campo degli americani, che dovranno decidere chi e quanto colpire.

IL PERICOLO PARMIGIANO

«Il sistema Parmigiano Reggiano dà lavoro - ha ricordato ancora il presidente del Consorzio Bertinelli - a 50mila persone ed è uno dei motori di segno positivo dell’economia italiana». Inoltre, sottolinea ancora, «per la produzione di forme di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano viene trasformato il 40% dell’intera produzione di latte italiano». Secondo i due Consorzi 400.000 forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, senza più sbocco in America, peserebbero tremendamente sugli altri mercati, a cominciare da quello italiano«. Intanto, conclude Bertinelli, «si guarda con preoccupazione alla commissione statunitense Dsd che tra una decina di giorni dovrebbe esprimersi su come rastrellare questi 7,5 miliardi che gli Usa potranno imporre dazi agli europei». Ma a tremare sono i produttori di prodotti simbolo della tavola italiana le cui esportazioni negli Usa valgono 4,2 miliardi euro.

Non solo grana

Con i super dazi di Trump il Parmigiano Reggiano è quindi il prodotto della tavola italiana che da solo rischia più di tutti essendo un marchio unico che raggruppa 2.820 allevatori e 330 caseifici produttori nelle cinque province (Reggio Emilia, Parma, Modena, Mantova e Bologna). Il Grana Padano, altro formaggio finito nel mirino degli americani, esporta lì formaggio per circa 270 milioni di euro.

Intanto l’agroalimentare italiano si dice pronto alla rivolta, come anticipato ieri dagli allarmi lanciati anche da Coldiretti e Cia. Ma il re emiliano dei formaggi non è il solo simbolo del Made in Italy a tavola vittima della manovra di Trump. Un altro esempio è rappresentato - ha spiegato ieri la Coldiretti - dalla Mozzarella di Bufala Campana Dop che negli Usa costa 41,3 euro al chilo, che salirebbe a 82,6 euro al chilo nel caso fossero applicati dazi pari al 100% del prodotto. Attualmente il dazio sulla mozzarella è di 2 euro al chilo. Per l’olio extravergine d’oliva venduto negli States, invece, il prezzo salirebbe da 12,38 euro al litro a 24,77 euro al chilo (attualmente non c’è dazio sull’olio). E pure la pasta aumenterebbe sulle tavole americane a 3,75 euro al chilo rispetto agli attuali 2,75 euro al chilo. —



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