Reggio Emilia, don Ranza contro il vescovo Zuppi: «Venite a mangiare i tortellini tradizionali»
Il prete chiama a raccolta i parrocchiani per una cena con maiale: «Sì alla tradizione, no al razzismo pseudo-religioso»
REGGIO EMILIA. I cappelletti con ripieno di pollo? «Lottiamo contro il razzismo e troppo spesso, come Chiesa, realizziamo un razzismo pseudo-religioso». La querelle scatenata dal menù della festa di San Petronio – con il primo piatto privo di maiale pro islamici che ha fatto finire nell’occhio del ciclone l’arcivescovo di Bologna (a giorni cardinale) Matteo Zuppi – fa sentire la sua eco nella nostra città, dove a scendere in campo in difesa del tortellino doc è don Franco Ranza.
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Il sacerdote, bastian contrario da sempre, è intervenuto a gamba tesa del dibattito culturale, oltre che gastronomico: in una lettera aperta al cardinale Zuppi («Eminenza questa volta è inciampato, ma saprà rialzarsi e sorridere»), don Ranza chiama a raccolta i reggiani lanciando l’idea di una cena per domani, alle ore 18 in San Nicolò. «Una festa incontro con un buon lambrusco» dove, oltre «ai tortellini della nostra terra», per chi vuole ci sarà sempre «un piatto di riso o una buona pasta al pomodoro con olio piccante».
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L’ennesima, garbata provocazione dell’habitué don Ranza, che proprio a causa delle sue prese di posizione scomode nel giugno del 2018 è stato sollevato dall’incarico di parroco di San Nicolò Vescovo (ex San Francesco) dopo 19 anni. La goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stato il suo rifiuto di firmare la richiesta di contributo per il restauro della chiesa danneggiata dal terremoto («contesto tale pratica per ottenere i contributi dalla Regione»). Da allora don Ranza è rimasto come collaboratore pastorale in San Nicolò, dove ora «invito i miei parrocchiani a portare i tortellini». Poco importa che i parrocchiani non siano più suoi e che l’attuale parroco di San Nicolò, don Maurizio Pirola, fosse all’oscuro. «Non ne sapevo nulla. E sabato alle 18 a San Nicolò c’è messa».
Il punto, per don Ranza, è un altro. «Mi permetto una riflessione da uomo e da prete libero: perché essere ospiti di chi ospitiamo? Perché via anche la croce dalle aule ma accettazione di un velo o di un turbante indiano? Sono stato sette anni missionario in Venezuela e a noi salesiani, anche in comunità, era proibito parlare in lingua italiana o proporre tradizioni italiane. Ritorniamo al passato e alle tradizioni...». Un augurio che pare rieccheggiare il post dell’ex premier leghista Matteo Salvini: «Tortellini senza carne? Aveva ragione Oriana Fallaci. Il problema sono alcuni italiani che dimenticano le loro radici e negano la nostra storia, dal tortellino al crocefisso». Don Ranza ammantato di verde Carroccio? Non è stato possibile chiederlo all’interessato, ma crediamo che la proposta sia piuttosto un richiamo orgoglioso alla tradizione. «Oggi mangerò, con qualche amico, un piatto di tortellini emiliani».
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