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angeli e demoni 

Scandalo affidi, minacce ai servizi sociali Ora anche il Comune di Reggio si tutela

Evaristo Sparvieri
Scandalo affidi, minacce ai servizi sociali Ora anche il Comune di Reggio si tutela

La giunta dà il via libera all’avvocato Ghirri per difendere l’immagine dell’ente da attacchi e strumentalizzazioni

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Minacce verbali, sui social o davanti alle sedi dei servizi sociali cittadini, dove non sono mancate persone che si sono appostate all’ingresso dei poli territoriali, filmando singoli assistenti sociali e insultandoli con l’avvertimento di volersi far giustizia da soli. E poi una inarrestabile bufera mediatica che ha travolto tutto, in un clima di strumentalizzazione che ha contagiato trasmissioni televisive e alcune testate nazionali, senza dimenticare una galassia di improbabili siti internet di informazione.

Ora anche il Comune di Reggio passa al contrattacco. E dopo aver recentemente sottolineato in consiglio comunale un differente approccio sul tema affidi rispetto all’Unione Val d’Enza, si smarca ulteriormente dall’inchiesta “Angeli e Demoni”. È quanto emerge da un recente verbale di giunta, nel quale si dà autorizzazione al sindaco, Luca Vecchi, di promuovere le opportune azioni legali a tutela dell’immagine del Comune in riferimento all’inchiesta sui presunti affidi illeciti in Val d’Enza, conferendo l’incarico di difesa e rappresentanza all’avvocato interno, Francesca Ghirri, «con ogni più ampio mandato e facoltà».

IL DOCUMENTO

«Nel contesto dell’inchiesta presso il Comune di Bibbiano denominata “Angeli e demoni” – si legge nel documento – avviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia, il Comune di Reggio Emilia reputa vi possa essere stata una lesione alla propria immagine a fronte di improprie commistioni fra i propri assistenti sociali, in realtà estranei all’inchiesta, e i fatti oggetto dell’inchiesta come riportati e riferiti dai mass media».

l’origine

Il riferimento è in primo luogo alla bufera innescata dalle immagini andate in onda su “Chi l’ha visto?” il 3 e 10 luglio scorso: un video che ha desttao scalpore, che in verità non è citato nel documento approvato in giunta, sul caso della bimba allontanata dai genitori il 3 aprile su disposizione del Tribunale dei Minori, con l’assistenza della polizia in supporto agli assistenti sociali. La bimba è tornata a casa lo scorso 24 settembre, sempre su disposizione dei giudici minorili. La storia della bambina, raccontata davanti alle telecamere, è già stata segnalata dal Comune al garante della Privacy e al garante per l’Infanzia, all’indomani della messa in onda del servizio. E la dirigente del servizio sociale di Reggio ha inoltre già depositato una querela nei confronti delle dichiarazioni rese dai genitori nel corso della trasmissione. Ma, con questa nuova decisione, il Comune adesso vuol dare avvio a una tutela della propria immagine più sistematica, sul modello di quanto già deliberato anche dalla stessa Unione Val d’Enza.

IL COMMENTO

«In relazione alla vicenda andata in onda su “Chi l’ha visto?”, ma non solo lì in realtà visto che la vicenda è stata ripresa anche in altre trasmissioni e testate nazionali, fra le quali Uno Mattina, trasmissioni di Rete 4, Panorama e La Verità, c’è stata una forte esposizione mediatica che ha innescato grande disinformazione – afferma Daniele Marchi, assessore al Welfare – non si può far passare il concetto che qui a Reggio Emilia si rubano i bambini. Gli operatori dei servizi sociali erano intervenuti su mandato giudiziario, insieme ad agenti della polizia di Stato, che si sono presentati come operatori Enpa. È stata quindi fatta una falsa narrazione. Ma ora è il momento di ristabilire la verità delle cose».

LA DECISIONE

È proprio a partire da quelle immagini in tv che le polemiche successive all’inchiesta in Val d’Enza hanno cominciato a travolgere anche Reggio, alimentando in primo luogo una girandola di gruppi Facebook. «Abbiamo registrato messaggi minatori sui social. Ma anche la presenza fisica di alcune persone davanti ai servizi sociali, che postavano con i telefonini minacciando di morte gli assistenti sociali». Di qui la decisione del Comune di tutelarsi legalmente: «Non si tratta più di minacce rivolte a singoli operatori, che avrebbero potuto presentare querele personalmente. Qui ci sono riferimenti a tutto l’ente, che deve quindi tutelarsi – aggiunge Marchi – Questa azione è stata decisa per tentare di limitare questo tipo di fenomeno che sta mettendo a dura prova gli operatori dei servizi sociali. Quindi siamo arrivati a dire che è necessario che l’ente si tuteli e che proceda legalmente laddove se ne rilevino le condizioni». Secondo quanto fa sapere l’assessore, «le denunce non sono ancora partite». Ma, aggiunge Marchi, «l’onda malsana della strumentalizzazione dell’inchiesta si è espansa a tutto il sistema regionale, in un clima di attacco molto violento rivolto all’intero sistema dei servizi sociali, destando preoccupazione anche per l’incolumità fisica degli operatori». —



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