Gazzetta di Reggio

Reggio

«Così vogliamo donare splendore agli antichi orti di Santa Chiara»

Adriano Arati
Il progetto dei cittadini per gli orti di Santa Chiara
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Il progetto dei cittadini per gli orti di Santa Chiara

Reggio Emilia, alcuni cittadini creano un progetto per riqualificare l’area Ma per partire serve il via libera del Comune: «Ci aiutino»

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REGGIO EMILIA. Un luogo prezioso a cui ridare vita, con tanti amici pronti a dare una mano non appena ve ne sarà la possibilità. I cosiddetti orti di Santa Chiara sono un piccolo angolo reggiano con una storia intrigante alle spalle, un ampio spiazzo dietro allo spazio Gerra e al teatro Cavallerizza che nell’ultimo decennio è stato utilizzato, solo parzialmente e nei mesi caldi, come distesa estive di alcuni locali e come sede di iniziative culturali. Il gradimento per il luogo è sempre stato alto, ma non si è mai arrivati a definire un percorso che possa riqualificare completamente l’area, isolata e non semplice da conoscere. Da tre anni a questa parte un gruppo di reggiani ha deciso di impegnarsi collettivamente per qualificare gli orti, di proprietà comunale e con un nome ereditato dal vecchio convento.

Queste persone, donne ed uomini con esperienze di vita e professionali molto diverse fra loro, si sono ritrovate grazie a una serie di attività promosse allo spazio Gerra e da allora hanno iniziato a pensare a come donare visibilità, funzionalità e fruibilità agli orti. La proposta progettuale è stata definita nei dettagli, sono state trovate anche diverse aziende pronte a mettere a disposizione materiali e arredi per decorare ed attrezzare l’area.

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Ora, manca la possibilità di partire e di ottenere il via libera dalla macchina comunale, così da poter iniziare a ragionare di costi e tempi e allo stesso capire quali possano essere i vincoli burocratici da affrontare. Quello che il gruppo degli orti vorrebbe ora è quindi un segnale dal municipio: «Noi in questi tre anni abbiamo proposto tantissime attività – raccontano – spesso a sfondo gastronomico, in cui abbiamo raccolto anche donazioni. Nel frattempo, abbiamo elaborato in maniera condivisa un progetto per gli orti, discutendo fra di noi senza pensare troppo alle competenze tecniche dell’uno o dell’altro. Il progetto adesso c’è, perché diventi una realtà è necessario un passo avanti del Comune».

Uno dei temi è ovviamente quello della burocrazia, ma vi è pure un aspetto ideale su cui il gruppetto vorrebbe lavorare: «Il nostro è stato un cammino davvero condiviso e partecipato. A volte la partecipazione è vista in maniera particolare: si porta un progetto già fatto ai cittadini e si chiede semplicemente un sì o un no. Noi invece abbiamo discusso, ragionato insieme e ci piacerebbe poter anche allargare il discorso».

Spiegano poi di voler «lavorare con il Comune, abbiamo tutto pronto e sappiamo che i vincoli burocratici esistono. Quello che ci piacerebbe è uno sforzo dell’amministrazione per cercare di superare gli ostacoli e poter procedere, nella nostra idea gli orti potrebbero collegarsi dall’area universitaria della caserma Zucchi sino allo spazio Gerra, sarebbe un bel modo per animare questa parte del centro». Le basi progettuali sono già definite, con 11 proposte da assemblare insieme nei vari punti dell’area, ed è già stata pensata la porta d’ingresso, da sistemare fra il ristorante Il Pozzo e il teatro Cavallerizza, su viale Allegri. Esiste già anche uno spaventapasseri metallico, assemblato con oggetti di design donati per la causa, per così dire.

E ora? Le questioni sono tante, a partire dalla superficie di base degli orti, sotto cui esistono dei garage privati: «Le questioni si possono affrontare, siamo a pronti a farlo discutendo in maniera davvero partecipata, ci piacerebbe avere un riscontro da chi governa la città per poter procedere».
 

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