Gazzetta di Reggio

Reggio

L’INDAGINE DELLA POLIZIA 

Prostituzione a Cella Guerra perenne per un marciapiede da 400 euro a notte

Ambra Prati
Prostituzione a Cella Guerra perenne per un marciapiede da 400 euro a notte

Albanese di 30 anni residente a Foggia e un rumeno di 26 accusati di estorsione, sfruttamento e favoreggiamento 

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L’operazione di polizia che ha smascherato due papponi, sfruttatori di prostitute a Cella, è stata battezzata “Strade in appalto” perché gli affari ruotavano intorno a pochi metri di marciapiede, oggetto del contendere di gruppi di prostitute e rispettivi protettori che si contendevano i metri migliori. Al termine di un’indagine complessa e durata mesi – che ha portato perfino all’estero, seguendo l’estrema mobilità dei protagonisti – la Squadra Mobile, coordinata dal pm Iacopo Berardi, ha ottenuto due misure cautelari non detentive a carico di due sfruttatori: un albanese 30enne, residente a Foggia e perciò colpito da divieto di dimora nella nostra provincia per il reato di tentata estorsione, ed un rumeno 26enne, domiciliato a Reggio Emilia, colpito da obbligo di permanenza domiciliare notturna per i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Peccato che l’atto debba ancora essere notificato al rumeno che, nel frattempo, si è reso irreperibile.

L’indagine ha scoperchiato una vera e propria guerra tra gruppi rivali di prostitute e sfruttatori per il controllo del marciapiede.

Il marciapiede conteso era particolarmente redditizio per la posizione più visibile: situato a Cella, davanti a una concessionaria, poteva rendere anche 400 euro a notte.

L’indagine è iniziata prima dell’estate, quando la polizia è intervenuta di notte nella frazione per una zuffa tra prostitute, tutte poco più che ventenni e di nazionalità rumena: a fronteggiarsi e a picchiarsi c’erano due ragazze da una parte e un’altra dall’altra parte. Interpellate dalla polizia, le prostitute hanno riferito di essere state pesantemente minacciate affinché sgomberassero le loro postazioni: e hanno additato come responsabile un albanese, arrivato a dare man forte alla sua protetta, che voleva collocare sul loro marciapiede delle altre ragazze. Le due rumene hanno sporto denuncia contro l’albanese per tentata estorsione.

La Sezione reati contro la persona, minori e abusi sessuali della Mobile ha approfondito la posizione dell’albanese, residente a Foggia ma domiciliato in città; è risultato che l’uomo, fidanzato di una delle tre, era già stato arrestato anni fa per il reato di favoreggiamento della prostituzione. È partita un’attività di appostamenti, pedinamenti e intercettazioni delle ragazze: captazioni determinanti, perché nelle lunghe conversazioni tra di loro le giovani parlavano apertamente di marciapiedi strappati e conquistati con la forza. Dopo tante battaglie, le prostitute si ritenevano padrone di diritto del “loro” marciapiede; tanto che, quando una di loro si è spostata in Francia per un breve periodo, ha lasciato in eredità alla collega la sua porzione di strada, purché glielo tenesse pulito e non permettesse invasioni altrui. Nei dialoghi è emerso anche la schiavitù delle ragazze: una si è lamentata con le amiche di non avere soldi per tornare in patria a vedere il figlio perché consegnava tutti i proventi del mestiere al compagno rumeno, che a sua volta li inviava alla famiglia d’origine, mantenuta a sua insaputa dalla ragazza che elemosinava un panino.

Soprattutto è emersa l’esistenza dell’altro protettore rumeno: denunciando l’albanese, le prostitute avevano detto una mezza verità, quel tanto che bastava per disfarsi di quello che ritenevano un usurpatore.

«Non si può parlare di bande – ha commentato il dirigente della Mobile Guglielmo Battisti – Si tratta di indagini complesse perché quasi mai le sfruttate collaborano. Un tipo di attività utile per avere il polso di quanto avviene nel sottobosco della prostituzione». —



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