Gazzetta di Reggio

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Addio ai tigli di viale De Amicis da domani motoseghe in azione

Mauro Pinotti
I tigli di via De Amicis a Fabbrico che stanno per essere tagliati
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I tigli di via De Amicis a Fabbrico che stanno per essere tagliati

Fabbrico, parte la riqualificazione della strada tra i cartelli di protesta affissi dai cittadini. Via 80 alberi lì dal 1938. Pedrazzini: «Malati? Colpa delle potature selvagge»

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FABBRICO. Cittadini sul piede di guerra per l’attuazione, da parte dell’amministrazione comunale, del piano per la riqualificazione di via De Amicis, finanziato dalla Regione Emilia Romagna per rilanciare i centri storici colpiti dal sisma, che prevede il taglio di circa 80 tigli che erano stati piantati nel 1938.. Il piano era già stato discusso in un consiglio comunale aperto, organizzato dall’ex giunta Terzi un anno e mezzo fa. Poi non si era più sentito nulla. Fino a qualche giorno fa, quando si è sparsa la voce che i primi tagli sul primo tratto di via De Amicis sarebbero iniziati lunedì 7.

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Giovedì scorso, in municipio, si era tenuta una riunione ristretta con residenti e commercianti di via De Amicis per organizzare i lavori al fine di creare meno disagi possibili. E così è scoppiata la protesta.Su alcuni alberi sono stati affissi diversi cartelli con l’invito a parlare col sindaco Roberto Ferrari o di inviare messaggi via email. Il tono dei cartelli tra ironia, sarcasmo e denuncia è del tipo: “Condannato a morte”, “Sono sopravvissuto alle nuove fognature. Perchè mi tagli?”, “80 anni ci sono voluti per diventare così bello. Addio”, “Se potessi parlare griderei: aiutoooo!!, “Puoi rifare la strada lasciandomi vivere”. Su una panchina, all’ombra dei tigli, sono seduti quattro pensionati. Tra loro c’è Giuseppe, da tutti conosciuto come “Pepi”: «Avevo 5 anni quando hanno piantato i tigli. È un peccato tagliarli. Chissà quanti anni ci vorranno per far diventare i nuovi alberi come li vediamo oggi».

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Sul taglio dei tigli c’è chi non è affatto d’accordo e chi invece, come i residenti, si dichiarano favorevoli «perché le radici rovinano i marciapiedi»; perché «il fogliame ricopre la strada» e «per i rami così lunghi che entrano nelle finestre e per le chiome che sovrastano tetti e grondaie».C’è da dire, in effetti, che da cinque anni, sia la passata amministrazione che quella attuale, in attesa dei lavori di riqualificazione, non hanno mai effettuato interventi di potatura.

Il consigliere Gianni Pedrazzini di “Uniti per Fabbrico” va all’attacco: «Si tratta di amministrazioni che desertificano il paese. Molte piante si sono ammalate per potature selvagge». L’assessore all’Ambiente Cristina Negri, invece, difende il piano di riqualificazione: «La situazione era critica e di questo intervento si è molto discusso anche con i cittadini. Tra l’altro, nel 2018, IReti ha effettuato alcuni lavori alle fognature segnalando appunto il problema delle radici. Il Consorzio fitosanitario ha appurato che metà degli alberi sono malati e quindi pericolosi. Inoltre ci sono state tante proteste dei residenti per i dissesti creati dalle radici. Gli alberi tagliati verranno sostituiti con altre essenze simili ma meno invasive. Verrà realizzata una pista ciclabile per la scuola e una piccola piazza come punto di aggregazione».

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