Città fantasma, serve la data di scadenza
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sulla Città Fantasma creata nelle ex Reggiane e le relative dichiarazioni dell'assessore Nicola Tria
Li ricontano. Li identificano ancora. Ricacciano gli irregolari. E questi rispuntano. E l’irregolarità chiama delinquenza, spaccio, rissa, coltello, rogo... Siccome gli espulsi e gli allontanati per decreto tornano sempre e comunque ad abitare nelle Ex Reggiane, anche la Gazzetta torna a scriverne, oggi. Perché la persistenza del problema è irragionevole e quindi non più sopportabile.
La dichiarazione dell’assessore alla Legalità Nicola Tria (avvocato, Pd) è indigeribile da un punto di vista prima legale che politico: “In perfetta sintonia con questura e prefettura non si intende al momento procedere allo sgombero delle Reggiane che, oltre a non essere agevole dal punto di vista operativo, produrrebbe solo un effetto palliativo”.
Tria ha così risposto all’interpellanza della Lega su che cosa intende fare la Giunta municipale per risolvere il problema del durevole insediamento di senzatetto, poveracci, disperati e anche delinquenti dentro ciò che fu il futuro di Reggio Emilia: insediamento archeoindustriale che abbiamo definito Parco della Disperazione se confrontato con l’attiguo Tecnopolo, salutato come Parco dell’Innovazione.
Mercoledì avevo commentato la risposta di Tria in Sala Tricolore: se davvero il Comune di Reggio non ha un piano articolato e strutturato per affrontare e risolvere concretamente il problema significa che la politica ha rinunciato al suo compito. Che è sostenuto da tre verbi: affrontare, programmare, risolvere. Non contenere.
E avevo concluso che oltre le burocrazie c’è il tempo, quello trascorso o lasciato trascorrere nei decenni mentre il Parco della Disperazione cresceva cresceva cresceva diventando la foresteria, l’incubatrice, la riserva della zona stazione. Morale: “S’è fatto tardi”.
Torno sull’argomento (la sacca delle Ex Reggiane) perché devo chiedere all’assessore Tria se la sua visione progettuale si conclude con il “visto, non si proceda allo sgombero”. Ritenendo per sgombero non una soluzione con ruspa, ma un piano puntuale, contingentato ed umano. Ci fornisca la data di scadenza della sacca delle Ex Reggiane. Devo chiedere all’assessore Tria se la sua azione amministrativa, la sua delega alla Legalità, non debbano obbligatoriamente prendere il problema a due mani e risolverlo legalmente perché egli appartiene alla Nuova Giunta, perché la città ha la minima pretesa che venga praticata un’alternativa al controllo estenuante per le forze di polizia, al film del blitz periodico, alla visita guidata dei giornalisti “perché è tutto a posto”, alla conferenza stampa (noiosetta) del “è tutto sotto controllo”.
Avvocato Tria, la sua chiamata di questura e prefettura alla “perfetta sintonia” con il Comune non mi convince. I primi due rappresentano e applicano la legge, mentre l’amministrazione civica deve trovare o costruire soluzioni, come ad esempio la sistemazione dei regolari e degli irregolari che vivono là dentro. E l’assessore sa perfettamente che i controlli di polizia hanno uno scopo unicamente identificativo degli abitanti della Reggio Fantasma, affinché non aumentino. Quei controlli servono alla conta. Questa dinamica di contenimento – appunto – è da riserva indiana. Estenuerà prima la polizia che i controllati.
Bisogna poi distinguere i “buoni” dai “cattivi”. Nei capannoni delle Ex Reggiane lottizzati per nazionalità, per data d’occupazione e potere d’insediamento stazionano 50 persone. Una quarantina sono regolari, cioè aspettano lo status di rifugiato o sono in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Una decina non dovrebbero stare amministrativamente nel territorio nazionale. Sono quel genere di persone soggette all’ordine di allontanamento.
Poi c’è la propensione a delinquere. E’ trasversale e contempla massimamente un paio di reati ricorrenti: lo spaccio e i furti che a loro volta pervadono il quadrante della stazione ferroviaria. Casa e bottega... Questa Reggio è così poco Fantasma che in realtà le autorità conoscono soggetto dopo soggetto, pezzo per pezzo la sacca, come i suoi abitanti conoscono noi, ovvero quanto le nostre norme e i nostri tira-e-molla siano labili o aggirabili. E infatti ciò che non funziona, non è adeguato, sono gli strumenti necessari alla soluzione del problema: la gestione della migrazione; i tempi e i modi per l’accoglienza o l’espulsione; una giustizia rapida, rigorosa, severa. Ma queste sono materie proprie della sicurezza e della giustizia. Non dell’amministrazione locale, che dovrebbe fare ben altro: affrontare con coraggio. Con quel piglio che la politica chiama “determinazione”.
C’è un passaggio nella dichiarazione di Tria che può spiegare ma non giustificare i tentennamenti del Comune. La risposta di Tria è un pronunciamento da ufficio legale, una balbuzie burocratica, non ha impianto amministrativo e nemmeno visione politica. L’assessore ha detto che lo sgombero non sarebbe agevole dal punto di vista operativo. Certo, che non è agevole, e va affrontato per questo: la Città Fantasma non è agevole per la dignità e l’umanità di Reggio. —
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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