«Sarà una chiusura non uno sgombero»
Marchi: «Iniziato un percorso per la inclusione sociale Questo è un pezzo di città, non è terra di nessuno»
REGGIO EMILIA. Dalla propria borsa il vescovo Camisasca al termine della preghiera tira fuori un regalo per tutti: un rosario etnico con crocifisso di legno e custodia in fibra vegetale, realizzato a mano in Madagascar. Tutti lo vogliono, tutti ringraziano Camisasca anche se alla fine è il vescovo a dire grazie agli immigrati senzatetto per la condivisione di questo momento. Il commiato avviene dopo una frase importante: «Portate voi la luce di Dio in questa Europa che di Dio si è dimenticata».
Seduto su una panca laterale, all’incontro ha partecipato anche l’assessore ai servizi sociali, Daniele Marchi. Al termine della funzione, due fra gli occupanti delle Reggiane lo avvicinano, lo riconoscono, gli sottopongono il proprio caso. Nessuno fra di loro ama stare in quel luogo malefico, nessuno di loro al momento ha la possibilità di andare altrove.
Lo squallore del contesto è lampante eppure tutti – senzatetto e volontari – sono concordi nel dire che la situazione è molto migliorata rispetto a due anni fa. Almeno i rifiuti sono stati portati via.
«Abbiamo cominciato due anni fa – spiega Marchi prima di lasciare le macerie delle Reggiane – costruendo un percorso che per forza deve portarci allo svuotamento definitivo di questi luoghi, ma non con la logica dello sgombero. Piuttosto con quella dell’inclusione. Intanto fra queste persone abbiamo cominciato a essere presenti, con don Daniele e i volontari, ma anche con la nostra azione amministrativa. Abbiamo emesso a suo tempo un’ordinanza per l’eliminazione di tonnellate di rifiuti che rappresentavano la principale emergenza. Adesso è sistemato qui all’esterno un grosso cassone perché i capannoni, e quindi le abitazioni di queste persone, non si debbano trasformare in pattumiere. Questo è un pezzo di città, non terra di nessuno».
La riemersione di quelle decine di persone dal buco nero delle Reggiane dipende anche dall’esistenza di qualche percorso di recupero, che per la maggior parte di loro significa il ritrovare il lavoro perso. «Abbiamo inviato qui le nostre unità di strada – sono parole dell’assessore – e sono partite alcune decine di progetti fra coloro che si sono resi disponibili. Tutte le persone che in qualche modo si erano rese responsabili di episodi di violenza o di altri reati sono state allontanate. In questo abbiamo risposto a una esigenza di sicurezza che parte in primo luogo dagli stessi occupanti di questi ambienti, che in maggioranza non hanno nulla a che fare con la criminalità».
Il piano di uscita dei senzatetto dalle Reggiane ha ovviamente bisogno di risorse, anche se i numeri rispetto a un recente passato sono molto inferiori. «Durante l’emergenza-migranti di pochi anni fa abbiamo risposto alla pressante richiesta di assistenza dovuta all’invio di centinaia di migranti. Adesso dobbiamo seguire la stessa strada anche per questi».
Ma quante risorse servono? «Fra cinquecentomila euro e il milione». —
A.M.
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