Gazzetta di Reggio

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Il vescovo nell’inferno delle Reggiane: «Avete diritto a una vita più umana»

Andrea Mastrangelo
Il vescovo Massimo Camisasca distribuisce i rosari al termine della preghiera nella chiesetta ricavata in un capannone delle Reggiane
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Il vescovo Massimo Camisasca distribuisce i rosari al termine della preghiera nella chiesetta ricavata in un capannone delle Reggiane

Reggio Emilia, Massimo Camisasca in preghiera insieme agli stranieri che si sono ricavati una casa malsana fra i ruderi dei vecchi capannoni

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REGGIO EMILIA. «Voi siete persone e non numeri, per voi si devono trovare soluzioni, per il lavoro e per la casa. Desidero per voi condizioni di vita più umane». Sono quasi le 18 di sabato 5 ottobre quando il vescovo Massimo Camisasca sale le scale verso il primo piano del capannone dismesso delle Reggiane dove ormai da anni ogni sabato pomeriggio gli occupanti di quei luoghi lontani dagli occhi di tutti si ritrovano per pregare guidati da don Daniele Simonazzi, dal diacono e da volontari delle parrocchie. Il vescovo era venuto una prima volta tre anni fa, qualche giorno prima di Pasqua; è tornato ora, con le Reggiane di nuovo argomento di discussione dopo le dichiarazioni dell’assessore Tria che ha comunicato l’intenzione della giunta di non procedere allo sgombero in accordo con questura e prefettura. Decisione presa, in sostanza, per mancanza di soluzioni alternative. Svuotare tutto con la forza servirebbe solo – questo il senso della decisione – a riversare sulla città decine di senzatetto nella grande maggioranza in regola con le norme sul soggiorno ma privi di qualsiasi risorsa.

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L’incontro. La visita di Camisasca assume quindi una connotazione precisa, una scelta di campo operata dalla Chiesa reggiana che trova però rispondenza nelle decisioni che il Comune pare orientato a prendere. Insieme al vescovo ieri sulle panche della “chiesa da campo” – come la definirebbe Papa Francesco – c’era anche l’assessore al welfare, Daniele Marchi, con il quale diversi fra i senzatetto si sono intrattenuti dopo l’incontro di preghiera. Se la parola sgombero pare essere stata messa da parte, è però impensabile pensare che una situazione di simile degrado possa essere più a lungo tollerata.

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Lo scenario che si presenta è disarmante. Entrare fra i capannoni in pezzi è come ritrovarsi sul set di un film del filone apocalittico, post-atomico. Su un cortile scheletri di quelli che furono palazzi, con finestre vuote ridotte a orbite di teschi senza occhi. Tre piani di scale fatiscenti, ricoperte di sporcizia, dalle quali scendono poco alla volta decine di persone, uomini e donne, tutti africani che fra questi rottami si sono ricavati ciascuno un loculo, una stanzetta, un angolino riempito con cose malsane che messe insieme dovrebbero dare la dimensione di casa.

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La campanella. Verso le 17.30 esce in cortile un uomo che tiene in mano un campanaccio con il manico di legno, di quelli che si usavano nelle scuole fino agli anni Cinquanta per segnalare la fine delle ore di lezione. Con meticolosità quest’uomo si mette a girare attorno ai capannoni suonando il suo aggeggio. È il richiamo: è l’ora della preghiera. Questo senzatetto africano è il sagrestano della chiesetta che si monta ogni sabato pomeriggio.
Poco alla volta da queste sottospecie di case cominciano a uscire uomini e donne. Anche donne, in netta minoranza, che sembrano essere tutte molto prese dalla prospettiva di partecipare alla funzione religiosa. Hanno vestiti dai colori sgargianti e pettinature di foggia incredibile. Vivono tutti in condizioni sub-umane eppure vengono verso la chiesetta con abiti il più possibile puliti.

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In chiesa. Un tavolo di formica stile anni del boom economico, una tovaglietta, un crocefisso di legno, una candela. È questo l’altare della chiesa dei senzatetto alle Reggiane, con una sedia con schienale in legno tirata fuori apposta per il vescovo. Camisasca è accolto con una canzone provata qualche minuto prima. L’aria è quella della Chiesa missionaria; il fatto è che questa missione si trova in mezzo a Reggio Emilia. Si leggono i brani della Bibbia previsti per la messa della domenica, in inglese, e chi vuole li commenta. Più di uno trova il modo per dire grazie per quel poco che ha. In quell’inferno.

 

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