«Lo svuotamento delle ex Reggiane non significa doverle sgomberare»
L’assessore di fronte alle sfide più difficili da affrontare a livello sociale «Chi vive ai margini deve diventare il centro della nostra azione»
L’intervista
Roberto Fontanili
Daniele Marchi è uno degli assessori della Giunta Vecchi al suo secondo mandato che vive la contraddizione, almeno apparente, di dare continuità alle scelte della precedente esperienza ammnistrativa e di avvertire al tempo stesso l’impellente necessità di avviare un profondo cambiamento, soprattutto nel sistema del welfare sociale. I primi giorni di lavoro, premette, gli sono serviti «per capire e conoscere le nuove deleghe che gli sono state assegnate» e per continuare il suo lavoro sul bilancio comunale di cui si è già occupato nei cinque anni precedenti. E parte proprio dalla situazione finanziaria del Comune, che definisce «in buona salute dopo l’approvazione del bilancio consolidato con risultati molto buoni di tutte le partecipate. Ad eccezione della Fiere di Reggio e di Rei che sono in liquidazione, anche se la situazione tra le due società è profondamente diversa», per poi delineare la sua azione nei prossimi anni.
Assessore, partiamo subito dal futuro delle Fiere.
«Speriamo che si arrivi ad un’asta con una soglia accessibile e che qualche imprenditore investa su quell’area che è strategica. È chiaro che il prezzo deve essere accessibile perché servono ulteriori investimenti per un progetto che sia portato avanti da un solido gruppo di imprenditori».
Torniamo al bilancio.
«In prospettiva sul bilancio dovremo fare una valutazione e non è un caso che le deleghe al Bilancio e al Welfare siano state messe insieme. Occorre pensare a una politica di revisione dei servizi, ma non è solo un problema di Reggio. La spesa sociale che abbiamo affidato a Fcr negli ultimi quattro anni è cresciuta di un milione di euro l’anno e non potremo sostenere un simile incremento all’infinito».
Quali saranno le priorità della spesa pubblica reggiana nei prossimi anni?
«Abbiamo già iniziato a lavorare sul bilancio triennale 2020 - 2022 con l’obiettivo di approvarlo entro l’anno per dare continuità alle opere e agli investimenti senza lavorare in esercizio provvisorio. Dopo di che la logica prevalente su cui orienteremo il prossimo triennale sarà sul capitolo cura e manutenzione della città. Dalle scuole alle infrastrutture per esemplificare. Nella nuova giunta stiamo utilizzando alcuni criteri per definire la spesa, da un piano di allocazione delle risorse sulla base di una valutazione legata all’impatto sulla città degli investimenti per valutare se l’intervento produce il risultato atteso o se invece è il caso di orientare diversamente le risorse, ad una revisione della spesa nei diversi assessorati, rivedendo le priorità del precedente mandato e ricollocando eventualmente le risorse e infine una valorizzazione del nostro patrimonio senza escludere alienazioni. Vedo invece più difficile una nuova vendita di azioni di Iren. Mi auguro di non dover utilizzare la leva fiscale ma di mantenere ferma se non abbassare la pressione della tassazione locale. Tutto ciò fermo restando le variabili legate alla manovra di bilancio del governo e per ciò non escludo la necessità di una variazione di bilancio a primavera».
Parliamo di Welfare di cui è chiamato ad occuparsi per la prima volta.
«Sono stato nominato assessore il 2 luglio e il 5 è scoppiata la vicenda “Angeli e Demoni” e al netto del fatto che l’inchiesta non riguarda Reggio Emilia, mi sono trovato ad affrontare una situazione che è andata oltre la sua portata giudiziaria. Ho incontrato assieme al sindaco gli operatori per fare sentir loro la nostra vicinanza e abbiamo deciso di tutelarci come Comune anche sul piano legale. L’inchiesta ha però toccato anche il nostro Comune in quanto i minori seguiti in Val d’Enza sono stati redistribuiti e ci siano dovuti far carico di una cinquantina di questi. Inoltre stiamo collaborando con la Commissione regionale che sta occupandosi del caso Val d’Enza e stiamo costituendo una commissione Welfare per raccontare in modo trasparente come lavora il Comune di Reggio sull’affido dei minori. A fianco di una riflessione interna sul funzionamento del nostro servizio riteniamo sia necessario un momento pubblico. Abbiamo invitato il nuovo ministro della Famiglia per discutere e riflettere sulle scelte e sulle priorità che personalmente concentrerei e individuerei nella famiglia».
Cioè un ricollocamento del baricentro degli attuali servizi dai minori alla famiglia?
«Il tema dei minori a monte ha il tema famiglia. E ragionare di famiglia è una valutazione e una priorità politica».
Reggio però è anche sempre anagraficamente più vecchia.
«Abbiamo avviato una ricognizione sulle caratteristiche dei servizi che forniamo alle persone anziane e abbiamo indubbiamente delle criticità. Si stima che in Italia ci sia un milione di badanti a fronte di 600mila dipendenti del servizio sanitario nazionale. C’è quindi tutta una fascia di persone che trovano risposte al di fuori dai servizi sociali con badanti e caregiver che si fanno carico di situazioni molto complesse. L’Asp ha una lista d’attesa di 400 persone e dobbiamo immaginare risposte innovative, perché la gestione tradizionale è insufficiente. Una riflessione che riguarda Comune, Ausl, e Regione, rivedendo il sistema attuale dell’accreditamento. Se aumentano le tariffe il sistema collassa, occorrono invece regole più flessibili. I tempi sono maturi per mettere insieme le questioni riguardanti minori, anziani, disabilità, salute mentale e arrivare agli Stati generali del welfare per sottoscrivere un nuovo patto con i cittadini».
Qual è la sfida più difficile che l’aspetta?
«Quella di chiedere al sistema e in particolare al pubblico inteso come Comune, Fcr, Asp, di cambiare prospettiva e di non essere solo erogatore di servizi ma il regolatore e il programmatore di un sistema di risposte che va costruito assieme ai cittadini. Si tratta di passare da un welfare assistenziale a un welfare generativo. Da ultimo dobbiamo provare a dare un contributo su un altro versante. Baumann e Papa Francesco parlerebbero di vite di scarto. Intendo dire che chi vive in contesti di marginalità deve diventare il centro della nostra azione. Non possiamo contribuire alla cultura dello scarto e il carcere, la strada, i nomadi, contesti quelli come le ex Reggiane, sono sfide a cui rispondere con attenzione, innovazione e prossimità. Nei giorni scorsi ho incontrato il nuovo direttore del carcere proprio per dirgli che Reggio è con loro. La vera sicurezza si crea con il lavoro e l’integrazione, non buttando la chiave. Questa città deve applicare il metodo Reggio Approach, che culturalmente ci appartiene, anche a queste questioni e affrontarle in maniera diversa rispetto alla cultura dello sgombero e dello scarto».
Le ex Reggiane restano comunque un problema da risolvere...
«Sulle ex Reggiane stiamo lavorando su un progetto di svuotamento, che non è uno sgombero o un mero spostamento fisico di persone, ma un percorso di inclusione».
Tra le sue deleghe c’è anche quella del lavoro.
«Anche su questo tema è arrivato il momento di avviare un confronto per un nuovo Patto del lavoro. La sua sede naturale deve essere il Parco dell’Innovazione e il confronto deve rivolgersi a tutte le parti sociali e all’Università, con il Comune che può svolgere un ruolo di regia per continuare ad investire nell’innovazione».
Infine si deve occupare anche del tema dei migranti e dell’intercultura nella nostra città.
«Con Mondinsieme ci stiamo già lavorando. Riteniamo che l’interculturalità debba essere una delle nostre priorità sviluppando un progetto che si rifà come modello a Reggio città senza barriere e che abbia la capacità di far emergere dal basso questo tema cruciale per la coesione sociale. Assieme alla Prefettura siamo poi affrontando la questione dei richiedenti asilo. Oggi siamo in una situazione di proroga con alcune centinaia di persone che sono sul nostro territorio. Mi auguro che si possano ristabilire, dopo la caduta del governo gialloverde, le modalità di accoglienza e di integrazione. A partire dagli Sprar e dall’eliminazione della norma che vieta di concedere la residenza ai richiedenti asilo, negando loro dei diritti. Spero anche si possa ripristinare il sistema diffuso di accoglienza in case e in piccoli gruppi: un modello che ha dato dei buoni risultati”. —
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