«Parecchi non riescono a rispettare le regole»
reggio emilia. «Alle ex Reggiane c’è chi ci va per gestire traffici irregolari, chi perché ha perso il lavoro e di conseguenza la casa e infine chi ha rifiutato l’accoglienza perché pretendiamo il rispetto delle regole».
Isacco Rinaldi è il direttore della Caritas, una delle alternative (insieme alle coop sociali) proposte dai Servizi sociali ai fuoriusciti di via Agosti.
«In passato abbiamo accolto parecchie persone, uomini e donne. Compresi quelli alloggiati per l’emergenza freddo, limitata ai tre mesi da dicembre a marzo: in quel caso, quando le temperature sono sotto lo zero, accettiamo anche i clandestini perché ne va della loro incolumità e perché mettiamo al centro la persona. Lo stesso discorso vale per gli ammalati: anche i clandestini ricevono cure nei nostri ambulatori. Tra i regolari, ne abbiamo una decina inserita nei percorsi, per una durata molto variabile: c’è chi resta solo un mese e chi anni».
Molti, però, si perdono per strada. «Quando qualcuno viene accolto, aderisce a un progetto personalizzato e chiediamo alcuni impegni: rientrare a una determinata ora, tenere pulito, impegnarsi di giorno nel volontariato se non si segue un tirocinio di avviamento al lavoro e ovviamente astenersi da droga e alcol. Molti provengono da una gravissima marginalità e non tutti riescono a stare ai patti».
E allora cosa succede? «Per chi non riesce a regolarizzarsi c’è il rimpatrio, che può avvenire in modo soft. Ad esempio una ragazza nigeriana è tornata in patria, accolta dalle suore, dopo aver imparato il mestiere di sarta. Ha aperto il suo negozietto ed è soddisfatta». —
Am.P.
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