Nove posti letto ancora inaccessibili ma nessuno vuole spiegare perché
Giallo sulla vicenda del reparto di Degenza breve chiuso per il periodo estivo e non ancora riaperto L’Ausl: «Ne riferiamo solo nei tavoli istituzionali», Bini: «Nulla da dire». Vassallo: «Parlo domani»
Nervi scoperti e tesi, quelli della direzione sanitaria del distretto montano Ausl, e un modo un po’ goffo e grossolano di fare opposizione. Un mix che ha acceso i riflettori sul caso del reparto ancora chiuso di Degenza breve all’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti.
Il reparto, che consta di nove letti e afferisce a più specializzazioni mediche, ospitando pazienti che hanno necessità di ricoveri limitati nel tempo, è stato chiuso durante il periodo estivo. Avrebbe dovuto riaprire il primo ottobre, ma ancora questo non è accaduto. Cosa che ha fatto levare gli scudi a Nadia Vassallo, portavoce del comitato “Salviamo le cicogne” nonché consigliera di minoranza per “Castelnovo né Cuori”.
«Il giorno 1° ottobre 2019 avrebbe dovuto riaprire, dopo la pausa estiva, la degenza breve dell’ospedale sant’Anna, chiusa per permettere i turni di ferie agli operatori sanitari – aveva segnalato sabato con una nota la Vassallo –. Non ha riaperto. Si parla di carenza di dottori anestesisti e ci chiediamo se sia vera questa carenza e se trova rimedio spegnendo un servizio lontano dagli occhi e lontano dal cuore? Aspettiamo risposte, confidando che la direzione sanitaria sappia garantire il servizio ed esca dalla autoreferenza, ricordandosi che il servizio pubblico ha dovere di chiarezza e trasparenza verso i cittadini utenti (clienti?). Da parte nostra esprimiamo solidarietà verso gli internisti e tutti gli operatori sanitari del nosocomio ai quali viene sovraccaricata la competenza dei ruoli non coperti».
Un intervento che non ha sortito alcuna reazione da parte dell’Ausl da noi interpellata a riguardo, fin da subito, e che, dopo alcuni tentativi di dilazione, alla fine ha deciso di trincerarsi in un sibillino: «Di queste cose parliamo solo nei tavoli istituzionali, non con i media».
In cerca di chiarezza la Gazzetta si era rivolta, inutilmente, prima allo staff Ausl Comunicazione, poi, al direttore del distretto montano, Sonia Gualtieri: «La nostra organizzazione è questa. Ogni informazione passa attraverso lo staff Comunicazione», aveva spiegato. In questo caso, nessuna informazione.
La riapertura del reparto? Fuori dai microfoni non sembra essere messa in discussione. Ma non si va oltre. Se non ancora a un generico «Ne daremo conto, qualora ci venga richiesto, nei tavoli istituzionali, a partire dal prossimo imminente consiglio comunale. E comunque daremo le necessarie informazioni ai cittadini». Amen.
E a proposito di consiglio comunale viene spontaneo rivolgerci al primo cittadino, Enrico Bini. Cosa ne sa del reparto ancora chiuso? «Nulla da dire», risponde lapidario.
Una porta chiusa in faccia dietro l’altra torniamo ad aprire quella che aveva dato il là. Nadia Vassallo risponde al telefono, ma chiede di scriverle cosa ci interessa sapere: «Ora non ho i dati con me – dice – Le rispondo appena li ho sotto mano».
Le nostre domande forse erano un po’ troppo articolate: il reparto avrebbe dovuto riaprire il primo ottobre. Giusto? Quanti posti letto? Lei parla di voci sulla mancanza di anestesisti. Conferma? Quanto fondate? In che modo inciderebbe sulla chiusura di questo reparto dove gli interventi chirurgici, forse, non sono la primaria attività? Qualcuno le ha segnalato il caso per un proprio particolare disagio? Chi e quale?
La risposta della Vassallo, anch’essa scritta: «Dovendo verificare un paio di cose risponderò con più precisione domattina. Mi scusi, ma oggi sono al lavoro tutto il giorno». —
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