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RUBIERA 

Mercatone Uno, uno spiraglio la vertenza torna al ministero

Adriano Arati

Vertenza per i 1.860 lavoratori dei 55 negozi chiusi. C’è tempo fino al 31 ottobre per la presentazione delle offerte vincolanti all’acquisto dei punti vendita 

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RUBIERA. Sono settimane decisive per il futuro degli ex dipendenti del Mercatone Uno, fra cui gli oltre 40 assunti dello storico punto vendita di Rubiera. Dopo l’improvvisa crisi estiva, con il fallimento richiesto dalla società Shernon Holding a maggio, l’estate è passata fra molte difficoltà, parzialmente mitigate dall’arrivo della cassa integrazione straordinaria (a cifre ridotte, però) e della concessione di contributi regionali ai Comuni in cui le maestranze risiedono, così da poter garantire loro qualche sgravio. Non vi sono però certezze per oltre 1.800 persone e 55 negozi in mezza Italia e le scadenze si avvicinano, fissate dal ministero nei mesi scorsi al momento di riprendere in mano la pratica.

Entro il 31 ottobre, infatti, le realtà economiche interessate a rilevare l’attività dovranno presentare delle offerte vincolanti per l’acquisto dell’intero pacchetto o di rami di azienda. E la cessione dovrà essere chiusa assolutamente entro il 31 dicembre 2019. A oggi non si parla di alcuna offerta ufficiale, ma in casi simili difficilmente le trattative escono allo scoperto rapidamente. Ieri si è tenuta una riunione chiarificatrice in questo senso a Roma, al ministero dello Sviluppo economico, cui hanno preso parte i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, ma i nuovi commissari nominati in estate dopo che i tre originari – curatori della sfortunata cessione a Shernon Holding – hanno rimesso il mandato.

L’Emilia Romagna è la Regione maggiormente coinvolta, visto che proprio a San Giorgio di Piano, vicino a Imola, il Mercatone Uno è nato e ha tutt’ora la sede principale. Da Piacenza a Rimini, si parla di undici punti vendita e oltre 400 occupati, alla ricerca di risposte. La speranza sarebbe quella legata all’ingresso di nuovi soci, così da poter riprendere a lavorare, ma la prima richiesta è quella di un sostegno maggiore. Dopo il fallimento, il ministero ha sancito il ritorno del Mercatone Uno alla fase di commissariamento e ha potuto attivare la cassa integrazione straordinaria, ma nel frattempo le maestranze avevano sottoscritto nuovi contratti in cui si sanciva un taglio di ore. Di conseguenza, la cassa straordinaria, calcolata come percentuale dello stipendio base, spesso non arrivava a 400 euro mensili.

A Reggio, per sostenere gli addetti rubieresi, è stata avviata anche una campagna solidale coordinata dalla Cgil.

Un altro tema pesante è quello dell’indotto. I debiti sono nell’ordine delle decine di milioni di euro, cui si aggiungono i clienti che hanno versato anticipi senza poi ricevere la merce. Da una stima nazionale, sono circa diecimila i dipendenti assunti da aziende fornitrici, a propria volta in difficoltà. Per la Fisascat Cisl la priorità ora è intervenire su questi punti, in prima battuta sul sostegno alle maestranze ora a casa e poi sui fornitori; procedure in gran parte paralizzate dal fallimento seguito dal rientro nello stato di commissariamento. E il tempo non è molto: «Il nostro auspicio – sottolinea la segretaria nazionale della Fisascat Cisl Aurora Blanca – è quello di una supervisione istituzionale che sappia innanzitutto risolvere la grave condizione reddituale degli addetti, per i quali oggi è necessario ripristinare l’orario di lavoro precedente alla vendita a Shernon Holding e consentire la rimodulazione della Cigs e, a poco più di un mese dalla conclusione ipotizzata per la ricerca di possibili acquirenti, individuare una soluzione sul destino dei 55 negozi». —

Adriano Arati

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