«Reggio-Ciano, ritardi cronici E ora ho problemi sul lavoro»
La denuncia di Alan Monney, macchinista al teatro Valli di Reggio, utente Fer «È un disastro. Sono stato costretto a rimodulare gli orari del mio part-time»
SAN POLO. Ritardi da 10 minuti a mezz’ora, puntuali, quelli sì, ogni giorno a partire da settembre, tanto da ricavarne un richiamo sul posto di lavoro per i continui ingressi “fuori tempo massimo”. E, infine, essere costretto a rivedere l’orario di lavoro con il datore che glielo ha concesso, posticipando di mezz’ora l’ingresso e dovendo recuperare le ore perse lavorando qualche ora in più un pomeriggio a settimana.
È quanto successo a un macchinista teatrale, Alan Monney, residente a San Polo, che alla fine, esasperato, ha segnalato questo forte disagio alla Gazzetta. «È un disastro – sbotta – non si può andare avanti così. Qualche ritardo c’era anche prima, ma da quando sono rientrato al lavoro a settembre, sono diventati all’ordine del giorno. Ho la fortuna di avere un datore di lavoro “elastico”, ma poi ci rimette la mia vita privata. Così proprio non va». Monney, che lavora al teatro Valli di Reggio, con un contratto part-time verticale, della durata di 11 mesi, è un utente fisso del treno in partenza da San Polo alle 7.23, con arrivo alla stazione Santo Stefano di Reggio alle 8.03. «Ma i ritardi sono giornalieri. E subiti da molti altri passeggeri che utilizzano quello stesso treno. Per 4 volte in questa ultima settimana siamo arrivati con 10 minuti di ritardo, una volta con mezz’ora. Così sono stato richiamato. E per fortuna che sul lavoro hanno un’elasticità di 10 minuti. Ma spesso non basta: arrivo comunque in ritardo. Ho fatto presente il problema e sono riuscito a concordare con il datore di lavoro un orario diverso. Ma chi non se lo può permettere che fa?».
Invece di entrare al Valli alle 8, ora Monney inizia alle 8.30. Ma di mezz’ora in mezz’ora accumula ore da recuperare. «Lo faccio un pomeriggio a settimana, ma così salta l’organizzazione del mio tempo libero. È giusto?» Monney, che quel treno lo prende tutti i giorni, è testimone quotidiano dei segnali più che evidenti della necessità di ammodernare il parco macchine. Parla, anzi, di una situazione desolante. «I convogli sono vecchi. Lunedì mattina, quando c’è stato quel forte nubifragio, a ogni curva il vagone imbarcava secchiate d’acqua addosso ai passeggeri. Le porte spesso restano aperte durante la corsa. Senza contare le lunghe attese nei punti di interscambio. Capita spesso all’altezza della stazione di Barco. Sabato mattina, addirittura, il treno ha tirato dritto alla stazione di Cavriago e si è fermato 200 metri più avanti: ha scaricato lì i passeggeri». Una denuncia che mette il dito sulla piaga di un problema annoso che, negli ultimi tempi, è costretto a fare coppia con quello della regolazione dei tempi dei passaggi a livello. Problema quest’ultimo che crea disagi non agli utenti della linea ferroviaria locale, ma agli automobilisti pendolari, costretti ad attese ai caselli che arrivano perfino a 15 minuti.
Monney non è l’unico a protestare. «Prendo il treno alle 7.15 a Ciano e ritorno con quello delle 13.20 – affermava ieri una pendolare – ma, da quando sono riprese le scuole, ogni giorno ci sono 20-30 minuti di ritardo. Ieri (lunedì, ndr) pioveva dentro, e i vagoni sono sporchi. Ti viene voglia di non pagare l’abbonamento. I sindaci della Val d’Enza devono farsi sentire dai dirigenti bolognesi della linea ferroviaria».
M.F.
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