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il processo/2 

Spaccio di coca I due patteggiano un anno e mezzo

T.S.
Spaccio di coca I due patteggiano un anno e mezzo

Entrambi clandestini 20enni hanno ora come obiettivo il veloce rientro in Albania. In giugno subito dopo l’arresto avevano confessato in aula

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REGGIO EMILIA. Quattro mesi fa l’arresto per spaccio di due clandestini albanesi e la relativa confessione in aula davanti al giudice Chiara Alberti, ieri mattina il patteggiamento di entrambi a un anno e mezzo di reclusione (pena sospesa) tramite l’avvocato difensore Noris Bucchi che ha “concordato” con il pm Valentina Salvi (titolare dell’inchiesta) la pena ora avallata dallo stesso magistrato giudicante.

Stiamo parlando dei ventenni Daniel Mansi e Alvaro Bulku: cadute per loro automaticamente le misure restrittive e adesso il rientro in patria è l’obiettivo di entrambi. Ma com’erano finiti nei guai? Da qualche giorno i carabinieri tenevano d’occhio la zona di via Archimede – nel quartiere delle Due Maestà – sulla scia di alcune segnalazioni di residenti, legate a movimenti sospetti che facevano pensare ad un’attività di spaccio. E il 6 giugno – intorno alle 16 – l’attenzione dei militari si focalizza su una Renault Twingo che si ferma nei pressi di un’abitazione. Alla guida c’è un giovane e dalla casa esce un coetaneo che sale in fretta sulla macchina, sedendosi sul lato passeggero. Fra i due avviene un rapido scambio. Pochi secondi e il 20enne seduto sul lato passeggero esce dall’auto e se ne va via a piedi, mentre l’altro si allontana. A quel punto i carabinieri si dividono. L’auto viene bloccata in fretta: al volante c’è Bulku – senza fissa dimora – che nonostante non lavori ha con sè 400 euro in contanti, un telefonino e nascosti nella leva del cambio 5 involucri di cellophane di colore blu contenenti complessivamente 26 grammi di cocaina. Ben più problematica la cattura dell’altro giovane che, accortosi di avere alle calcagna i carabinieri, cerca di fuggire, venendo bloccato dopo oltre mezzo chilometro da un maresciallo di trent’anni più vecchio ma che non molla la presa. Viene così inchiodato alle sue responsabilità Mansi, pure lui disoccupato, ma in possesso di tremila euro in contanti, un cellulare, mentre dove vive in via Archimede viene rinvenuta una busta di cellophane di colore blu con ritagli circolari dello stesso tipo di quelli trovati nella macchina. Il collegamento investigativo viene fatto in fretta: Mansi è il fornitore della “polvere bianca”, mentre Bulku è colui che vende al dettaglio sulla piazza reggiana. —

T.S.

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