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«Nessuno spazio per una circonvallazione È questo il peccato originale di Rubiera»

Elisa Pederzoli
«Nessuno spazio per una circonvallazione È questo il peccato originale di Rubiera»

Parla il presidente del Comitato contro il tracciato Sud: «Hanno costruito dappertutto, non si sono tenuti un corridoio» E al sindaco:«Se fosse così sicuro della sua posizione, avrebbe convocato lui stesso il tavolo tecnico». Che ci sarà il 22

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L’intervista

Elisa Pederzoli

Il primo obiettivo raggiunto è storico: la convocazione di un consiglio comunale aperto – quello di lunedì scorso in Sala Tricolore, a Reggio Emilia – in cui hanno potuto esporre le istanze della loro mozione: era la prima volta che capitava. Il secondo è più che altro un effetto, da registrare: aver messo l’una contro l’altra – è un dato di fatto – l’amministrazione comunale di Reggio e quella di Rubiera sul tracciato della tangenziale Sud, che dovrebbe togliere il traffico dalla via Emilia nel tratto rubierese, ma che di fatto per buona parte attraversa il territorio di Reggio, tra Corticella e Bagno. Protagonista è il Comitato Agricoltura Ambiente, presieduto da Giorgio Bonacini. Che, dopo tanto dibattito, vuole puntualizzare.

«Negli ultimi giorni, ho assistito a diversi attacchi contro di me e il nostro comitato. Molti ci accusano di avere la Sindrome di Nimby (Not in my back yard / Non nel mio giardino). A parte che la salvaguardia del proprio “giardino” penso che non sia un delitto, ma una situazione normale da amministrare, ci tengo a dire che il nostro comitato non è nato ieri, ma 20 anni fa e non per affrontare un problema vicino a casa mia, ma contro un uso indiscriminato del territorio, per portare avanti logiche di mobilità sostenibile. L’ultima azione: 500 firme per una ciclabile su via Lasagni. È questa l’ideologia del nostro comitato».

Quando avete iniziato a occuparvi della tangenziale?

«La prima osservazione fatta alla variante al Piano regolatore relativa alla tangenziale da parte del nostro comitato risale al 1999. Ma da allora, la progettazione non si è fermata. E intanto sono state identificare altre aree sulle quali far passare un collegamento che alleviasse la congestione della via Emilia, che si è andata a consolidare negli anni: l’uscita 2 della tangenziale di Reggio, ad esempio, è stata fatta per collegare il polo produttivo di Correggio, Gavassa e San Martino in Rio. Non l’abbiamo deciso noi, ma il Prit, che è l’indicazione territoriale più importante dalla quale devono prendere spunto le amministrazioni. E il confronto tra il percorso a Sud rispetto a quello a Nord, individuato dal Prit, è molto più a favore per quello Nord, perché lì è già costruita una parte. Mentre per quello a Sud bisogna aspettare la Campogalliano-Sassuolo, per la quale deve ancora partire tutta la pratica espropiativa. Dicono che l’8 novembre posano la prima pietra: le prime pietre a volte rimangono lì per anni...».

Qual è la vostra richiesta?

«Nel Dna del nostro comitato, come prima cosa, c’è la creazione di infrastrutture non a sostegno di un aumento della viabilità, ma a sostegno di un problema esistente che è la congestione del tratto della via Emilia tra la tangenziale di Reggio, uscita 1, e la rotatoria di Marzaglia. Questo tratto è il vero problema che vivono gli automobilisti che percorrono quella strada, non solo il centro di Rubiera o Masone. L’alternativa che pone in essere il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, è una alternativa personale, ma non ha nessuna funzionalità nell’esercizio della logistica di questa parte di territorio. La sua è un’esigenza più elettorale che di contributo al risanamento del traffico di Rubiera. Durante il nostro incontro di Rubiera, durante la chiacchierata imposta da Cavallaro, c’è stato un attacco politico al consigliere comunale Prodi, che è a sostegno del tracciato Nord. Quell’atto di discussione lo leggo come una dittatura di pensiero, più che un esercizio democratico di confronto. La domanda uscita durante tutte le nostre serate è una: vogliamo un confronto fra il tracciato Sud e quello Nord. Non abbiamo avuto risposte, ma non ci può essere intellettualmente una battaglia sulla richiesta di una valutazione oggettiva allo stato del traffico di oggi e non esibendo quello di 10 anni fa quando forse ancora non c’era l’uscita 2, quando forse non c’era ancora la Pedemontana e i volumi di traffico a Nord erano ben altri».

Per Cavallaro la vostra proposta, quella di valutare un tracciato Nord, fa perdere altro tempo.

«C’è una cosa che va chiarita sui tempi. La vera responsabilità è delle amministrazioni, che hanno preceduto anche quella di Cavallaro. È il peccato originale, diciamo. Hanno edificato il più possibile per avere in cambio denari detti oneri di urbanizzazione e non sono riusciti a mantenere un corridoio nel proprio Comune attivo per fare una circonvallazione, che avrebbe avuto tempi molto veloci di realizzazione. È questo il problema di Rubiera. Se non sono in grado di rispondere a questa esigenza perché non hanno più territorio disponibile, falsificano una esigenza propria mutandola in una esigenza nazionale e si oppongono al diritto di protesta. Ma Cavallaro dovrebbe essere onesto e chiarire di quanto tempo veramente necessiti la tangenziale Sud per essere realizzata tutta fino al secondo stralcio. Per la quale va detto che non sono ammesse correzioni di tracciato importanti, se vuole rispettare i tempi. Se fosse così sicuro che la soluzione del traffico da Marzaglia alla tangenziale di Reggio è il percorso a Sud, sarebbe il primo a dire di fare il tavolo tecnico; invece ha paura che arrivi un responso diverso rispetto a quello che lui ha utilizzato nelle campagne elettorali. Usa sempre questo binomio: tavolo tecnico uguale altri 15 anni. Lo fa per impaurire le persone».

Cavallaro dice che non esiste un progetto alternativo.

«C’è eccome e si chiama Prit. Chiunque lo può vedere liberamente collegandosi al sito della Provincia, e lo dice il Psc del Comune di Campogalliano. Noi vogliamo sapere oggettivamente l’impatto ambientale dell’una e dell’altra opera, i costi e i benefici. Ne abbiamo il diritto e faremo tutte le azioni possibili. La differenza c’è: a Nord c’è un corridoio intermodale, dove passano autostrada e Alta Velocità, non lo dico io. A Sud i terreni verrebbero tagliati in due, a Nord i terreni sarebbero interessati solo ai margini della proprietà poderale».

Il tavolo tecnico è stato convocato. Si terrà il 22 ottobre, cosa si aspetta?

«Che si facciano una valutazione di impatto ambientale e le analisi di costi e benefici. Soprattutto, che sia un tavolo superpartes, onesto e veritiero. Sottolineo l’impatto ambientale e non solo lo screaning del 2010 fatto per il tracciato Sud: lo sappiamo che quella è solo una tesi compilativa».

Intanto una cosa l’avete ottenuta: una importante apertura dal Comune di Reggio e la convocazione del consiglio aperto.

«Il presidente del Consiglio comunale Matteo Iori ha esercitato ad alti livelli la democrazia e penso che noi ci siamo comportati bene, in nome della difesa del territorio. Questo Comitato, partito tanti anni fa, è riuscito a fare tanto. La politica deve amministrare tutto, non solo ciò che crea ricchezza, ma anche ciò che ci mangia il territorio. A Detroit nel 2007 hanno chiuso le aziende automobilistiche, si sono messi a coltivare nelle aiuole per mangiare. Dobbiamo arrivare a questo punto? Distruggere tutto per poi riqualificare? Mi vorrei anche scusare con una parte del mondo ambientalista. Forse sono emerse posizioni contrastanti su quello che vogliamo dire, ma il mio primo pensiero personale, nella vita lavorativa e nell’educazione dei miei figli, è preservare l’ambiente. Mi stanno facendo passare come uno a cui piace costruire le strade in casa d’altri. Non è assolutamente così. Io dico no a infrastrutture inadatte al nostro territorio». —

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