Gazzetta di Reggio

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Ammazzato a coltellate in Indonesia

Luca Aldrovandi, 52 anni, operatore turistico di Guastalla, si era trasferito da molti anni sull’isola di Pulau Weh

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guastalla. È stato ucciso con una coltellata, probabilmente al collo, mentre si trovava nella sua casa sull’isola di Pulau Weh, a Nord di Sumatra, nell’arcipelago indonesiano, un piccolo paradiso di terra rigogliosa e mare cristallino che si è trasformato nella sua tomba.

Luca Adrovandi, 52enne di Guastalla, operatore turistico con la passione, fin da ragazzo, dei viaggi e delle scoperte, è stato ammazzato la notte tra mercoledì 9 e giovedì 10 ottobre nella sua abitazione a pochi passi dal mare, accanto alla locanda per turisti “Bixio Cafè” e ai bugalow che Luca affittava. Era quella la sua attività, da quando, una ventina di anni fa, si era trasferito definitivamente in Indonesia. Attività che svolgeva con passione assieme alla moglie Eva, indonesiana di Iboih, 45 anni, incontrata molti anni fa, e alla figlia di una decina di anni.

Eva e la bambina l’altra notte non erano sull’isola: avevano lasciato Pulau Weh lo scorso settembre perché la ragazzina avrebbe dovuto frequentare le scuole in Italia, a Guastalla appunto, dove Luca, non mancava di tornare ogni volta che poteva. Aveva infatti lasciato molti amici, ma anche tre sorelle maggiori: Massimiliana di 62 anni, contitolare del locale Pas Partù di Guastalla; Graziella, che vive anche lei nella cittadina della Bassa; Velia, che invece risiede a Boretto.

«Sono una famiglia unita e solidale» dicono quelli – e sono tanti – che li conoscono e li apprezzano. E il rapporto tra fratelli, già stretto, pare si sia ulteriormente raffrozato alla morte dei genitori.

Cos’è accaduto due notti fa su quell’isola da sogno non è ancora chiaro nemmeno alla polizia locale. Sono stati chiamati da un dipende dell’operatore turistico, verso le 8 di giovedì (le tre di notte in Italia), immediatamente dopo la scoperta del corpo. «Sono andato a cercarlo – ha detto il testimone alla polizia – perché Luca non tardava mai al lavoro». E l’ha trovato in un lago di sangue, riverso sul pavimento della veranda. Un coltello sporco di sangue è stato trovato vicino al corpo, un altro più piccolo sul frigorifero della cucina.

Per quanto è dato fin qui sapere – le indagini vengono seguite anche dalla Farnesina e dall’ambasciata italiana a Giacarta – la polizia di Sabang (la principale città dell’isola) ha già interrogato i dipendenti di Luca, e uno di loro sarebbe stato e fermato perché ritenuto il principale sospettato. Il dipendente avrebbe chiesto, poche ore prima dell’omicidio, di assentarsi dal lavoro per raggiungere la sua città a Nord di Sumatra. E lì sarebbe stato rintracciato e interrogato.

Buio fitto, invece, sul movente del delitto. Secondo il capo della polizia locale Abdul Halim, sarebbero ancora pochi gli elementi per ipotizzare una rapina finita nel sangue, «perché non sappiamo – ha detto il poliziotto – se l’uomo tenesse in casa cose di valore». Un po’ di chiarezza, su questo punto, potrà farla la moglie Eva che, non appena saputo del delitto, ha preso un aereo ed è tornata in Indonesia. Ma sull’isola la criminalità è poca, e secondo la polizia è più probabile che Luca sia stato ucciso da una persona che conosceva. Dunque, all’origine del delitto potrebbe esserci stato un diverbio tra titolare e dipendente, poi degenerato. Ma gli investigatori non escludono nemmeno l’omicidio premeditato per dissidi di lunga data. Qualcosa di più si potrà capire nei prossimi giorni. —

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