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Morì di legionella, casa di riposo nel mirino

Tiziano Soresina
Morì di legionella, casa di riposo nel mirino

A processo per omicidio colposo il consigliere delegato della “Divina Provvidenza”. Già scagionato il prete-presidente

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Per il sostituto procuratore Isabella Chiesi non vi sono dubbi: Romolo Giglioli, 88 anni, nel gennaio 2018 è morto per le conseguenze del batterio della legionella annidatosi nella doccia del bagno usato dall’anziano all’interno della casa di riposo “Divina Provvidenza”, in cui era ospitato.

Gli accertamenti del magistrato inquirente erano scattati su segnalazione dell’ospedale San Sebastiano di Correggio, dove il pensionato era stato ricoverato e poi deceduto per “insufficienza respiratoria acuta in polmonite sinistra e lobo superiore destro da legionella”. E il pm Chiesi ha indagato – l’accusa è omicidio colposo – e poi chiesto il rinvio a giudizio per don Sergio Pellati (il sacerdote 51enne era all’epoca presidente della cooperativa sociale d’ispirazione cattolica) e per il 61enne Antonio Cavazzoni (al momento dei fatti consigliere delegato nonché nominato responsabile per l’identificazione e valutazione del rischio di legionella). Secondo il pm Chiesi non erano state adottate dalla struttura socio-assistenziale le misure adeguate per fronteggiare il rischio-legionella, nonostante il problema fosse noto in quanto la presenza del batterio killer era emersa in precedenza per due anni consecutivi. Per la Procura sarebbero stati necessari controlli più stringenti all’impianto idrico, per evitare che le docce finisssero per essere infettate dal batterio.

Una vicenda già affrontata dal gup Luca Ramponi che in febbraio – nell’udienza preliminare – ha scagionato il sacerdote (“Non luogo a procedere per non aver commesso il fatto”) avallando le valutazioni dell’avvocato difensore Nino Ruffini.

«Ho dimostrato che don Pellati non era al corrente delle questioni organizzative – spiega alla Gazzetta il legale Ruffini – nella casa di riposo svolgeva le sue funzioni di sacerdote, dava l’eucarestia, seguiva gli ospiti portando conforto religioso». Cavazzoni – invece – è stato rinviato a giudizio (fra sette mesi il processo davanti al giudice Sarah Iusto) e la figlia (Antonella Giglioli) dell’anziano si è costituita parte civile, rappresentata dall’avvocato Maria Vittoria Marceddu.

Pronto a dare battaglia l’avvocato Ruffini che tutela anche Cavazzoni: «Stiamo parlando di una struttura moderna e molto organizzata – replica il difensore – che aveva delegato ad uno studio specializzato le verifiche chimico-tecniche per escludere ogni elemento di rischio da legionella. In tal senso vi sono i contratti con questo studio specialistico che parlano chiaro. Inoltre Giglioli agli inizi di gennaio 2018 era stato ricoverato all’ospedale di Correggio e non sappiamo come sia stato curato. Insomma, non vi è un nesso di causalità – conclude il difensore – fra la casa di riposo e il decesso». —





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