Anche due donne reggiane nella banda delle truffe online
Obbligo di firma per una 46enne e arresti domiciliari per una sua coetanea Assieme a cinque complici hanno prelevato ad una sola vittima 78 mila euro
Facevano parte di una banda specializzata nella truffa aggravata online che, a Benevento, è riuscita a spremere da una sola vittima ben 78.890 euro. Nella rete dell’operazione congiunta di carabinieri e polizia sono finite anche due donne: Maria Marchese, 46 anni, nata ad Arzano (Napoli) e residente a Montecchio, alla quale i carabinieri hanno notificato l’obbligo di firma quotidiana, e Patrizia Talarico, 46 anni, originaria di Isola Capo Rizzuto (Crotone), residente a Reggio Emilia, alla quale la polizia ha applicato i domiciliari.
In totale sono sette le ordinanze di misura cautelare – cinque agli arresti domiciliari e due con obbligo di presentarsi all’autorità giudiziaria – eseguiti ieri nei confronti degli indagati, napoletani e calabresi residenti nelle province di Reggio, Parma e Cremona. La loro specialità era la cosiddetta “truffa del bancomat”, o meglio, truffa del finto pagamento tramite bancomat Postepay. La tecnica si basa per lo più nel creare un equivoco sulle modalità del passaggio dei soldi dal conto corrente alla Postepay: l’utente è convinto di effettuare un bonifico in suo favore, ma in realtà quella somma sta finendo sul conto del malintenzionato.
La vicenda specifica è partita dall’annuncio di un imprenditore 57enne di Cusano Mutri (Benevento) che nell’aprile 2018 ha messo in vendita un autocarro su un noto portale di commercio online. Poco dopo la pubblicazione, l’uomo è stato contattato (tramite cellulari intestati a stranieri estranei) da presunti acquirenti interessati a comprare il veicolo. A conferma, hanno inviato tramite Whatsapp alcuni documenti di riconoscimento: carte di identità vere, ma appartenenti a persone raggirate in precedenza. In seguito gli interlocutori hanno detto al 57enne di voler pagare una caparra per l’acquisto, esortandolo a raggiungere uno sportello bancomat dove poter ricevere un acconto tramite la “ricarica istantanea”.
Quando l’uomo ha raggiunto lo sportello, però, si è concretizzata la truffa: invece di ricevere la somma pattuita, attraverso operazioni e codici inseriti nella schermata video è stato lui a versare le somme sulle carte dei truffatori. In totale sono state registrate 34 operazioni. In un primo momento la vittima avrebbe effettuato diversi pagamenti per un totale di 11mila euro. Dal 25 maggio in poi, gli sarebbero stati sottratti altri 68 mila euro. Le altre somme sarebbero servite per sbloccare il primo versamento, che il malcapitato non aveva mai ricevuto sul proprio conto. Nel corso dei mesi ci sono stati contatti telefonici tra l’imprenditore e i malviventi, che si sono finti anche direttori di uffici postali al fine di dare informazioni utili per portare a buon fine le operazioni.
Le indagini hanno permesso di ricostruire l’articolato sistema alla base della truffa. Fondamentali sono stati i rilievi delle carte Postepay utilizzate per ricevere il denaro e le utenze telefoniche che contattavano l’imprenditore truffato. Le prepagate avevano tre livelli di utilizzo: il primo per ricevere le ricariche effettuate dalla vittima; il secondo per utilizzarle all’interno delle sale gioco di Reggio Emilia, Cremona e Parma per riscuotere parte del danaro; l’ultimo legato alle persone coinvolte nell’inchiesta, che ritiravano il grosso delle somme all’interno degli uffici postali. Un sistema collaudato, che avrebbe portato i militari a scoprire altre 22 truffe simili in Italia. E un giro d’affari notevole: in quasi un anno i truffatori avrebbero fatto circolare sui conti controllati circa 800 mila euro. —
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