Gazzetta di Reggio

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il test 

Circonvallazione covo di inquinanti Venti minuti per fare 4,2 chilometri

Leonardo Grilli

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Chi abita, lavora o porta i figli a scuola nei pressi del centro storico, lo sa bene: in certi orari la circonvallazione diventa un imbuto, una trappola per automobilisti costretti a lunghi, stressanti e inquinanti incolonnamenti.

Non è certo una novità ed è un problema che si ripresenta di giorno in giorno ma, adesso che sono entrate in vigore le misure anti smog, teoricamente il traffico dovrebbe essersi snellito. L’equazione è semplice: meno veicoli possono circolare, più rapido dovrebbe essere lo scorrimento. Ma in un contesto in cui spesso questi divieti non vengono rispettati anche la matematica può diventare un’opinione e se chi non vuole – o non può – cambiare auto o rinunciarvi continua a circolare lo stesso, i benefici non si vedono.

Così ieri, per testare la situazione in circonvallazione, l’abbiamo percorsa tutta in auto (con motore Euro 6) in uno degli orari più critici. Partiamo alle 18 dal parcheggio del Gasometro, imbocchiamo via Fanti e ci immettiamo nella circonvallazione che in quel tratto prende il nome di viale Isonzo. Passati pochi metri, però, abbiamo la prima brutta sorpresa: la coda, che inizia già a partire dall’intersezione con via Fogliani.

I rallentamenti proseguono inesorabili, amplificati dall’incrocio e dal semaforo che incanala il traffico da e per viale Regina Elena, la strada che porta verso Sesso.

Qui le tempistiche del verde e del rosso, le auto che si immettono sulla circonvallazione e quelle che devono attraversarla per imboccare la Statale 63 contribuiscono a creare un primo imbuto.

Così per sentirci meno in colpa con Greta Thunberg attiviamo lo “start and stop”, il meccanismo dell’auto che spegne il motore quando la macchina è ferma. Precauzione che non possono – o non vogliono – fare anche i nostri colleghi di fila, a giudicare dalla puzza nauseante da tubo di scappamento che respiriamo.

Senza praticamente mai superare i 5 chilometri orari arriviamo, dopo diversi minuti, a quel capolavoro di arte concettuale chiamato dai reggiani “Mazinga”: la rotatoria di piazza Duca d’Aosta che fa incrociare viale Isonzo, via Emilia all’Angelo, via Emilia Santo Stefano e viale Timavo (il proseguio della circonvallazione). Scrutati dai colori “robottosi” della statua mazinghiana, sappiamo già a cosa stiamo per andare incontro: il paradiso dei pedoni, l’incubo degli automobilisti. Tre attraversamenti pedonali che si susseguono in rapida successione, a distanza di pochi metri l’uno dall’altro. Alla giusta e recente istallazione del semaforo pedonale, infatti, non ha fatto seguito la rimozione delle altre strisce. Circostanza che porta spesso a fermarsi due o tre volte per far passare i pedoni invece che una sola, creando così altro traffico.

Superato questo tratto di circonvallazione, però, la situazione migliora sensibilmente per ritornare caotica solo nel punto in cui viale Piave incrocia con via Makallè, nei pressi del nostro punto di partenza.

Alla fine per percorrere poco più di quattro chilometri abbiamo impiegato la non invidiabile tempistica di 19 minuti e 50 secondi. E l’impressione è che davvero in pochi abbiamo rispettato i limiti del Piano aria. —



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