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l’udienza di convalida dell’arresto 

Il pusher-fantasma dai tanti nomi fasulli

T.S.
Il pusher-fantasma dai tanti nomi fasulli

Ricostruiti in tribunale i trascorsi del 27enne bloccato alle Reggiane per spaccio di cocaina: disposto il divieto di dimora

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REGGIO EMILIA. Nel dedalo d’illegalità dei capannoni delle ex Reggiane spuntano anche “fantasmi” come il giovane tunisino arrestato sabato pomeriggio dai carabinieri. E non è certo la prima volta...

È emerso chiaramente ieri mattina in tribunale, davanti al giudice Donatella Bove – nell’udienza di convalida dell’arresto – cosa vi sia dietro al nordafricano Labidi Balahssan, 27 anni, da circa un anno a Reggio Emilia o perlomeno in Italia.

TANTE CONTRADDIZIONI

Incensurato ma solo all’apparenza, senza documenti ma già noto alle forze dell’ordine (un arresto per rapina impropria, alcuni precedenti di polizia) con diversi nomi fasulli (in gergo investigativo gli “alias”), privo di un lavoro che lo sostenga economicamente ma con la possibilità di avere con sè nove dosi di cocaina già confezionate e pronte alla vendita, ufficialmente senza fissa dimora a fronte, però, di una collocazione non sporadica in un edificio abbandonato di via Agosti. Una serie di contraddizioni illustrate – in aula – sia dai carabinieri che hanno arrestato il tunisino, sia dal pm Eletta Sassi che ha poi chiesto la misura restrittiva del divieto di dimora a Reggio Emilia e provincia per “tagliare” la rete dello spaccio (fornitore e clienti) che fa capo al nordafricano .

DOPPIA FUGA

Sabato pomeriggio, all’interno delle ex Reggiane, i carabinieri in borghese hanno notato lo straniero seduto nell’androne principale, impegnato a ricavare ritagli da una busta di plastica.

Dopo un vano tentativo di fuga, il giovane è stato fermato e perquisito.

Nelle tasche dei pantaloni ha nove dosi di cocaina (per un totale di cinque grammi, dosi confezionate con lo stesso tipo di plastica con cui è stato visto armeggiare) mentre vicino alla sua postazione c’è una scatola di bicarbonato utilizzata per tagliare le dosi.

Durante l’operazione antidroga era sopraggiunta anche una ragazza che, alla vista dei militari, si è dileguata in fretta.

IN TRIBUNALE

Ieri mattina Balahssan – difeso dall’avvocato Federico Bertani – ha giustificato quel possesso di “polvere bianca” con l’uso personale, ma non ha dato una risposta convincente al giudice Bove quando gli ha chiesto dove trova i soldi per comprarla, visto che è disoccupato.

Il magistrato giudicante è poi uscito dalla camera di consiglio con la convalida dell’arresto ( a cui il difensore si era opposto) e l’applicazione della misura restrittiva richiesta dalla Procura.

Il processo si terrà il prossimo 4 dicembre. —

T.S.

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