Addio al partigiano Fedele chiamato “Arrivederci” era membro della 76ª Sap
baiso. Era emigrato in Francia nel 1948, poco dopo la guerra. E lì aveva costruito una famiglia. Fedele Aguzzoli aveva 92 anni. Se ne è andato in questi giorni, ed è dalla Francia che arriva la notizia della sua morte. Era il partigiano “Arrivederci”, membro della 76ª Sap (squadra d’azione patriottica) .
Nato al Mulino di Regnano di Viano il 29 marzo del 1927, era entrato nella Resistenza nel gennaio del 1945. Era figlio di Ettore Aguzzoli e di Maria Cavazzoli. Anche il fratello maggiore Flavio, classe 1921, era partigiano, così come lo zio Domenico, nato a Baiso nel 1911 e all’epoca residente a Casina, in azione con la 28ª Sap. A ricordare l’esperienza di Resistenza del partigiano “Arrivederci” è il figlio Franck, cui il padre ha raccontato gli anni difficili del Fascismo, fino alla decisione della militanza con i partigiani. Franck Aguzzoli ha voluto che la notizia della scomparsa del genitore arrivasse in Italia. «Da ragazzino lavorava nei campi e di notte portava armi e messaggi ai partigiani più anziani, fino all’ingresso nella 76ª Sap, che aveva il quartier generale alla Frana di Viano», racconta. Fedele Aguzzoli aveva preso parte all’attacco di San Giovanni, dove era stata annientata una pattuglia, e ad altre due operazioni a Viano e Baiso. «Il momento più difficile per lui è stata la morte della madre nel 1942, di malattia: venne buttata in una tomba comune», racconta ancora il figlio. Dopo la guerra, nel 1948, Fedele Aguzzoli aveva deciso di emigrare in Francia per fare la stagione nei campi. Qui, però, si innamorò di una ragazza francese. Decise, così, di rimanere. «Ha fatto il boscaiolo in Piccardia, vicino a Senlis. Sono stati 62 anni di matrimonio con 7 figli, che gli hanno dato 16 nipoti e loro volta già 9 pronipoti. Una storia d’amore che non finisce» racconta ancora il figlio.
«Nostro padre se n’è andato con il “Va’ pensiero” di Verdi, la musica de “La vita è bella” e “Bella Ciao”, cantata da noi. Il suo cuore era emiliano repubblicano e ci ha trasmesso il senso del lavoro e il rispetto della vita», confida ancora Franck, raccontando anche di come il padre era tornato recentemente in Italia: per i suoi 90 anni. Quando aveva avuto ancora una volta l’occasione di rivedere la sua terra di origine e ricordare tanti momenti passati.
«Mio padre Fedele ha avuto una bella vita, si svegliava ogni giorno cantando O sole mio» ricorda il figlio, che vive a Saint Tropez ma che con gli altri fratelli è stato al capezzale del padre fino a quando non se ne è andato, lo scorso 4 ottobre a Compiègne, nel Nord della Francia. Un lutto che oggi arriva nelle sue terre di origine, dove il ricordo dei partigiani come lui resta forte e vivo. —
El.Pe.
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