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Castagne e marroni in ritardo ma la raccolta ora è partita

Adriano Arati
Castagne e marroni in ritardo ma la raccolta ora è partita

Estate anomala, fino a pochi giorni fa i frutti erano ancora sugli alberi A rischio l’economia del settore, che comprende la produzione dei dolci natalizi

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CASTELNOVO MONTI. Arrivano le castagne. Dopo un’attesa insolitamente lunga e tante preoccupazione, dalla scorsa settimana i tanti boschi dell’Appennino reggiano, in cui si trovano alberi di castagne e marroni, hanno iniziato a far cadere a terra una quantità abbondante di ricci, protezione acuminata del frutto più classico del periodo autunnale.

È un piccolo respiro di sollievo per un comparto comunque importante e in crescita per l’agricoltura montanara, dopo un periodo denso di timori. Solitamente, già a fine settembre la raccolta delle castagne era a pieno regime, in questo 2019 si è slittati in avanti di due settimane abbondanti e il risultato è pure più ricco di quanto si pensasse.

A inizio ottobre, girando fra i boschi, si notavano molti ricci verdi, ancora solidamente attaccati ai rami. E spesso questi ricci erano piccoli, come se il contenuto fosse sparito o comunque molto piccolo. Un segnale decisamente poco positivo per l’annata delle castagne, anche se poi la situazione è andata migliorando progressivamente con la caduta a terra dei ricci e l’inizio concreto della raccolta.

Le castagne e i marroni sono presenti in discreta quantità, anche se ci sono segnalazioni do frutti bacati e di ricci effettivamente privi di frutto. Ad ogni modo, la stagione non sembra destinata a fallire, come si era iniziato a temere, e i castanicoltori sono impegnati a pieno ritmo nelle varie fasi della lavorazione. Il ritardo, su questo aspetto, ha inciso non poco.

Ottobre è il mese degli eventi gastronomici dedicati alle castagne, ottime occasioni per vendere i frutti sia al dettaglio sia come materia prima per le mondine, le caldarroste, e per gli altri piatti a base di castagna serviti durante questi eventi. Inoltre, il frutto essiccato e la farina di castagna sono la base per molti prodotti tipici sia dell’autunno sia del periodo festivo. In particolare, per i classici dolci natalizi, a partire dai tortellini, sono necessari i pezzetti di castagna secca da inserire nel ripieno, e pure la polenta necessita della farina.

La preparazione tradizionale prevederebbe l’essiccazione nei metati, i capanni di legna in cui fare fuoco per quaranta giorni filati. Per avviare la procedura, chiaramente, è necessaria avere una prima base di frutti, e sino ad ora non è stato possibile partire con tutte le manovre. Solo dallo scorso fine settimana, infatti, è iniziata la raccolta intensiva, che ha sfruttato pure il sole e le temperature tutto sommato miti. L’annunciato arrivo del cattivo tempo potrebbe portare ad un inevitabile rallentamento. Pure le tante persone che fanno qualche giretto nei castagnetti potranno avere la soddisfazione di portarsi a casa un sacchettino di prodotti e lo stesso vale per le tante scolaresche che in ottobre tradizionalmente vanno a conoscere un’antica coltura nei metati didattici della collina e dell’Appennino.

La strana annata è probabilmente figlia di un’estate altrettanto strana, segnata da momenti di fortissima piovosità, in cui i boschi hanno potuto trovare rifornimenti abbondanti, e da fasi di altrettanto intensa aridità, con temperature vicine ai record e sole costante. In passato, non sono mancate stagioni di castagne povere, con pochi frutti o di piccole dimensioni, ma in quel caso la responsabilità era di mesi torridi, che avevano portato a produzioni meno ricche. In questo caso, il continuo cambio – unito a un settembre dal termometro sopra media – ha provocato i ritardi. —

Adriano Arati

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