I “Nidi violati” all’attacco «Sistema autoreferenziale»
REGGIO EMILIA. Parola alle famiglie che si ritengono vittime di ingiustizie nell’ultima seduta della commissione regionale d’inchiesta sul sistema presieduta da Giuseppe Boschini. A portare ai consiglieri regionali il loro punto di vista è Antonella Dellapina, promotrice di “Nidi violati”, e referente della realtà di Parma che riunisce genitori e comitati con l’obiettivo di fare informazione in tema di «falsa tutela e affidamenti illegittimi, ovvero quegli allontanamenti che avvengono in assenza di prove o sulla base di accuse infondate». Sul sistema il giudizio è tranchant.
«Blindato e autoreferenziale», lo definisce Dellapina in audizione, specificando: «Autoreferenziale perché mancherebbero spesso competenze in materia di “falsi positivi” e blindato perché i genitori non hanno possibilità di contraddittorio».
Negli anni, continua l’esponente, «ci sono arrivate numerose segnalazioni da parte di famiglie che chiedono maggiori garanzie all’interno del sistema di giustizia minorile», aggiungendo poi un dato stimato dalla realtà parmense: dei genitori imputati per abuso o maltrattamento 1 su 2 sarebbe stato processato ingiustamente (perchè assolto o archiviato). «Anche se il genitore viene assolto, i danni sul bambino dovuti all’allontanamento sono permanenti e spesso i bambini rimangono comunque in struttura o in comunità», sottolinea poi Dellapina, che conclude: «Finalmente con “Angeli e demoni” si è portata l’attenzione su questi temi a lungo ignorati». Scettici sui dati presentati sono Paolo Calvano (Pd) e Silvia Prodi (Misto): «Importante che la fonte dei numeri sia affidabile – ha fatto notare il consigliere dem – ma concordo che non ci sia adeguato contraddittorio per la famiglia di origine e che sia indispensabile rafforzare il lavoro delle equipe di secondo livello».La rappresentante delle famiglie ribatte: «Non abbiamo a disposizione dati certi, ossia in quanti casi le accuse erano infondate? Vi invito a cercarli».
Per Andrea Bertani (M5s), «bisogna ammettere che, con dolo o meno, ci sono stati casi falsi positivi. Noi dobbiamo capire come e impedire che accada». In commissione vengono poi ascoltati, Daniele Severi e Annalisa Chiodoni della comunità romagnola Papa Giovanni XXIII, che in regione gestisce 64 case famiglia con 99 minori accolti. I due suggeriscono «forme di aiuto rivolte al minore che devono essere estese all’intero nucleo familiare fragile». —
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