Faide e tentato omicidio irreperibili i testimoni della rissa alle Reggiane
REGGIO EMILIA. Procede a singhiozzo il processo che vede imputati quattro gambiani con l’accusa di tentato omicidio, avvenuto oltre un anno fa durante quella che viene considerata una faida tra bande per questioni di droga all’interno delle ex Reggiane.
La violenta aggressione era avvenuta con cocci di bottiglie e falci dentro uno dei capannoni delle storiche Officine. L’agguato, avvenuto nella notte del 19 giugno, aveva coinvolto un gruppo di otto persone che ha pestato a sangue due nigeriani, un 32enne e un 20enne, quest’ultimo portato poi in gravissime condizioni nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Parma. Da lì sono state raccolte dai carabinieri le testimonianze delle parti lese e degli altri uomini presenti. Tre di questi sono risultati irreperibili ieri in udienza. Per due dei tre testi sono stati acquisiti i verbali di sommarie informazione nonostante l’opposizione dei difensori, gli avvocati Maurizio Colotto, Carmine Migala, Franco Beretti e Jenny Loforese, perché i testimoni sono stati definiti inattendibili, trattandosi di un’opposta fazione che avrebbe avuto tutto l’interesse di ricostruire a proprio favore la violenta vicenda. Il collegio presieduto dal giudice Simone Medioli Devoto ha richiesto al pm Giacomo Forte di proseguire le ricerche di uno dei testimoni, che potrebbe essere trovato secondo alcune indicazioni avute in questi giorni.
Presenti in aula gli imputati scortati dalla polizia penitenziaria e accusati di tentato omicidio in concorso e di rapina aggravata. Il gruppo di gambiani infatti non si era limitato ad aggredire i due nigeriani ma li aveva anche derubati. —
E.L.T.
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