Frena la crescita del Pil e si ferma allo 0,1% È sotto la stima regionale
REGGIO EMILIA. L’economia reggiana, fortemente basata sulla produzione manifatturiera e sulle esportazioni, sta riducendo al lumicino, dimezzandola, la pur flebile crescita prevista per l'anno in corso. La Camera di Commercio aggiorna sulla base dei dati di ottobre le previsioni macroeconomiche per il 2019, ipotizzando per la nostra provincia un aumento del Prodotto interno lordo pari allo 0,1% contro lo 0,2% pronosticato in luglio. Sarebbe, quindi, un risultato inferiore sia al dato nazionale (più 0,2%) sia a quello regionale (più 0,5%).
L'Ufficio studi camerale, rielaborando gli “Scenari per le economie locali” disegnati da Prometeia, prevede però un deciso miglioramento nel 2020, quando il Pil reggiano dovrebbe registrare una crescita dell'1%, superiore allo 0,8% preconizzato in precedenza. L’attuale rallentamento è interamente attribuibile all'industria, che, contribuendo per circa un terzo al valore aggiunto provinciale, starebbe segnando una flessione dell1,3%, mentre in luglio si stimava un calo limitato allo 0,6%.
Soltanto l’anno prossimo la tendenza dovrebbe invertirsi, con una ripresa pari al più 1%. Nel complesso l'economia provinciale non precipita grazie all'apporto positivo degli altri settori. I servizi, che incidono per il 60% sulla formazione del valore aggiunto, fanno ipotizzare un aumento dello 0,4% rispetto al più 0,3% delle stime precedenti. È ancora migliore l'andamento dell'agricoltura, il settore anticongiunturale per eccellenza, per il quale si stima un più 1,7% superiore al più 1,6% ipotizzato in precedenza. È meno significativo il dato delle costruzioni, alle quali non basta certamente il previsto più 5,2%, inferiore al 5,3% stimato in luglio, per riprendersi dalla pesante crisi degli anni recenti.
Al rallentamento della crescita corrisponde una frenata delle esportazioni, il cui incremento dovrebbe attestarsi sullo 0,6% anzichè sull’1,8%, per poi balzare a un più 3,7% l'anno prossimo. Lo stesso dicasi per il reddito delle famiglie, sceso nelle previsioni dal più 2,4% al più 2%, e per la spesa per i consumi, ridimensionata dal più 1,4% al più 1,3%. L'unico miglioramento dei pronostici riguarda il tasso di disoccupazione, che dovrebbe calare al 3,7% anzichè al 4%. —
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