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Dazi, il 25% dell’impatto ricadrà sul Parmigiano «Serve un piano dall’Ue»

Evaristo Sparvieri
Dazi, il 25% dell’impatto ricadrà sul Parmigiano «Serve un piano dall’Ue»

Il presidente del Consorzio chiede aiuto per il prodotto che resterà invenduto  «Dagli Usa una ripicca perché l’Europa tutela le Dop registrate contro i falsi»

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Sarà il Parmigiano Reggiano ad accusare il colpo più duro dei dazi Usa sui prodotti italiani, che scattano oggi. E, all’indomani delle tensioni vissute al vertice di Washington fra il capo dello Stato, Sergio Mattarella, e il presidente Usa, Donald Trump, il Consorzio di tutela del Reggiano intensifica la campagna all’insegna dell’hashtag #iostoconilparmigiano. È lo stesso Consorzio a calcolare che se i prodotti italiani saranno colpiti da un dazio aggiuntivo di circa 117 milioni di euro, per il Re dei Formaggi ci sarà il colpo più duro nel paniere dei prodotti agroalimentari. Il dazio sul Parmigiano Reggiano passerà dagli attuali 2,15 dollari al chilo a circa 6 dollari al chilo. E se il costo del formaggio finora è stato pari a circa 40 dollari al chilo, da oggi a scaffale sarà oltre 45 dollari al chilo. Difficile, al momento, prevedere quali saranno gli effetti immediati delle tariffe.

richiesta di aiuti

«Siamo amareggiati perché si va a colpire ingiustamente uno dei settori più forti della nostra economia. L’Italia si trova a pagare una bolletta veramente insensata. A questo punto servirà un piano di intervento straordinario dell’Ue un sostegno per assorbire il colpo rilanciando azioni di sviluppo e per evitare che gli effetti dei dazi diventino traumatici per la nostra filiera», commenta Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, che torna a inoltre chiedere «l’aiuto e il sostegno del Governo e dell’Ue, sia per riallocare il prodotto che non verrà venduto negli Usa, sia per le spese legali che continuiamo a sostenere per difendere le Dop dagli attacchi delle multinazionali che vogliono mettere le mani sul business dei prodotti a indicazione geografica».

IL VERTICE

Durante l’incontro con Mattarella a Washington, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che «gli Usa valuteranno attentamente le rimostranze dell’Italia che ritiene di essere penalizzata eccessivamente dagli annunciati dazi», sostenendo che i dazi non sono una ritorsione, ma un risarcimento: «Non ci possono essere rivendicazioni – le parole di Trump – perché questa è una guerra che è iniziata proprio dal trattamento ingiusto dell’Ue nei confronti degli Usa. Quindi coi dazi andremo a pari: i miliardi di dollari che ci sono stati tolti dall’Ue verranno dati indietro ai contribuenti americani». Un riferimento ai sussidi ricevuti dalla compagnia aeronautica Airbus, di cui l’Italia non fa parte, che hanno dato vita a una battaglia decennale fra Ue e Usa, fino alla decisione dell’Organizzazione mondiale del commercio di dare il via libera agli Stati Uniti per l’imposizione di dazi su 7,5 miliardi di dollari di import dall’Ue, accusata di aver aiutato in modo illegale Airbus nello sviluppo e lancio di alcuni suoi modelli.

LA BATTAGLIA

Una guerra commerciale che, dai cieli, si è spostata sui prodotti tipici, tirando in mezzo Dop come il Reggiano, già alle prese con la battaglia planetaria contro le falsificazioni e la sempre maggiore diffusione incontrollata dei Parmesan, costretto a pagare suo malgrado la bolletta pagata pur non avendo nulla a che fare con il Consorzio Airbus, né con l’industria aerospaziale, all’origine della disputa tra Ue e Usa che ha spinto Trump ad applicare i dazi come risarcimento per i danni subiti.

RITORSIONI

«Proprio qualche giorno fa – spiega Bertinelli – un documento della National Milk Producers Federation, l’Associazione dei produttori di latte che produce più dei due terzi del latte americano, ha reso esplicita la volontà del Governo Americano di fare guerra alle indicazioni Geografiche Europee. È chiaro per quale motivo nell’elenco dei prodotti soggetti a dazio aggiuntivo del 25% ci siano solo determinate indicazioni geografiche italiane, come il Parmigiano Reggiano». Per il presidente del Consorzio, «i dazi non sono altro che una ripicca perché l’Europa tutela le Dop registrate: i formaggi americani, come il Parmesan, ma anche l’Asiago o il Gorgonzola, la Fontina made in Usa, non possono pertanto entrare all’interno dell’Ue. Le pretese del governo americano sono assurde: noi non permetteremo mai agli americani di vendere il Parmesan in Europa. Altrimenti, non saranno solo le aziende italiane a subire un danno, ma i consumatori stranieri che vengono ingannati perché acquistano un fake nella convinzione di acquistare il vero Parmigiano Reggiano».

LA CAMPAGNA

Ed è all’insegna di questa battaglia che è stata intensificata la campagna #iostoconilparmigiano, al quale ha aderito anche la ministra alle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, che ha inviato a Trump un tweet con una foto di uva e Parmigiano Reggiano. Fra le adesioni di questi giorni, anche quella del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, con tutta la giunta, che si è fatto immortalare indossando la t-shirt “Io Sto col Parmigiano. Su Instagram e Facebook, infine, sono migliaia i consumatori che hanno testimoniato solidarietà nei confronti del Parmigiano Reggiano postando immagini accompagnate dall’hashtag #iostocolparmigiano e mostrando di avere a cuore la difesa di un comparto che dà lavoro a 50 mila persone, colpito nel suo secondo mercato export, dove ogni anno si vendono oltre 10 mila tonnellate di prodotto. —





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