Gazzetta di Reggio

Reggio

«Se vuoi i gioielli rubati paga 15mila euro»

Ambra Prati
Pablitos Torre, 35 anni, e Tiziano Barosi, 46, arrestati dalla polizia
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Pablitos Torre, 35 anni, e Tiziano Barosi, 46, arrestati dalla polizia

Reggio Emilia, dopo un furto in casa, una 40enne si è improvvisata detective affidandosi a due sinti, finti intermediari, ora arrestati

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REGGIO EMILIA. Dopo aver subìto un furto in abitazione dal valore cospicuo, una reggiana si è improvvisata detective e si è affidata a due sinti, che si sono intascati altri 15mila euro gabbandola. Al termine di un’indagine durata mesi lo scorso giovedì 17 ottobre, la Squadra Mobile della polizia ha eseguito due misure di custodia cautelare, ottenute dal pm Iacopo Berardi e firmate dal Gip Dario De Luca: nel carcere della Pulce, per i reati di ricettazione ed estorsione, sono finite due vecchie conoscenze, Pablitos Torre, 35 anni, e Tiziano Barosi, 46 anni.

La vicenda – «dai contorni da chiarire», a detta degli stessi inquirenti – ha il suo prologo il 2 luglio scorso, quando ignoti hanno messo a segno un colpo in un’abitazione della periferia cittadina. Mentre i proprietari erano in vacanza, i ladri hanno forzato un ingresso e hanno svaligiato i locali portando via soldi, gioielli, alcuni Rolex e una Mercedes di pregio (i malviventi hanno trovato la seconda chiave), che da sola vale sui 60mila euro. Un bottino da oltre 100mila.La residente, una reggiana 40enne, dopo aver sporto denuncia in questura, si è attivata in prima persona con l’obiettivo di recuperare almeno una parte della refurtiva.

La derubata si è rivolta ai due sinti, in particolare a Pablitos Torre, che conosceva perché i figli vanno a scuola insieme. Ne è nata una trattativa durante la quale i due uomini, che hanno sempre interloquito in prima persona, hanno mostrato la fotografia di un anello, che la 40enne ha riconosciuto come proprio.Il gatto e la volpe hanno riferito di sapere chi fossero gli autori del colpo, una fantomatica banda di criminali dell’Est, proponendosi come intermediari. «Se rivuoi i gioielli, devi pagare 15mila euro», è stato il ricatto dei sinti.

La donna ha trattato ancora, pretendendo delle rassicurazioni, ad esempio le matricole dei Rolex sottratti. Alla fine la 40enne ha ceduto e, contro il parere della questura con la quale ha collaborato a tratti, ha fissato con i due un appuntamento alla campina di via Strozzi, tra San Rigo e Rialta. All’incontro, avvenuto il 2 ottobre scorso, la reggiana si è presentata in compagnia di un’amica con una busta piena di contanti.Come si sia svolto l’appuntamento non è dato sapere: quel che è certo è che la busta di denaro è sparita.

A quel punto la vittima ha sporto un’altra denuncia, facendo partire l’indagine. L’attività investigativa si è basata soprattutto sulle intercettazioni: della donna con le amiche e dei sinti tra di loro, visto che le controparti parlavano quasi sempre di persona. Dai dialoghi captati è emersa la piena responsabilità dell’estorsione di Torre e di Barosi, anche se, al momento della perquisizione delle due roulotte scattata alcuni giorni fa, gli investigatori non hanno trovato alcunché. Né è stata trovata traccia dei presunti criminali, si presume un’invenzione dei due estorsori.

Il curriculum penale di Torre e Barosi, d’altro canto, è eloquente: Torre, macchiatosi di tutta la gamma dei reati contro il patrimonio, è un sorvegliato speciale che nel luglio 2018 è stato arrestato per essere evaso per la terza volta dai domiciliari, dove si trova tuttora, mentre Barosi, rapinatore di banca e mago delle casseforti, ha appena terminato il periodo di sorveglianza speciale. —


 

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