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il processo a bologna 

Strage, Vinciguerra «Non conosco Bellini»

E.Spa.

In aula l’ex terrorista condannato per l’attentato di Peteano Sulla Primula Nera: «Era Avanguardia nazionale? Non so»

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REGGIO EMILIA. «Era in Avanguardia nazionale? Non so, non conosco il personaggio Bellini». Così Vincenzo Vinciguerra, ex membro di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, in aula a Bologna come testimone nel processo che vede imputato l’ex Nar Gilberto Cavallini per concorso alla strage in stazione del 2 agosto 1980. Vinciguerra, condannato per la strage di Peteano del 1972, e legato a Pietro Battiston (membro del gruppo La Fenice, vicino ad Ordine Nuovo), ha detto di «non aver mai incontrato, visto o parlato con Cavallini», ma di aver saputo in carcere da un malavitoso austriaco detenuto per droga che a commettere l’attentato furono «Cavallini, Mambro e Fioravanti».

LA MEMORIA

L’ex terrorista è stato chiamato a testimoniare su richiesta delle parti civili attraverso la presentazione di una memoria che chiama in causa Sergio Picciafuoco (assolto definitivamente dal delitto di partecipazione alla strage, ma presente alla stazione di Bologna la mattina dell’attentato) e lo stesso Bellini, soprattutto sul suo periodo di latitanza con il nome di Roberto Da Silva.

LA DOMANDA

Vinciguerra, rispondendo alle domande, ha negato di conoscere la Primula Nera, di nuovo indagata da maggio dalla Procura generale per concorso nell’attentato nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti, dopo la revoca del proscioglimento datato ’92. Una strage verso la quale Bellini ha sempre proclamato la sua estraneità, sostenendo come alibi di essere al passo del Tonale.

LA DEPOSIZIONE e ustica

Nel corso della sua testimonianza, Vinciguerra ha voluto sottolineare che «se non si fosse speso mezzo secolo a trovare terroristi neri che attaccavano lo Stato, ma si fosse passato mezzo secolo a chiedere conto ai vertici dei ministri di Interni, Difesa e dello stato maggiore della Difesa, forse oggi la verità ci sarebbe». E ancora: «La strage della stazione, secondo la mia opinione nasce da un motivo preciso, per spegnere i riflettori e depistare le indagini sulla strage di Ustica. Basta vedere i tg e i giornali dopo Bologna per capire che Ustica era scomparsa». Una tesi, questa, di cui parlò lo stesso Bellini in un interrogatorio del ’99, raccontando di un incontro con suo padre Aldo, l’ex procuratore di Bologna Ugo Sisti (indagato e poi assolto dall’accusa di favoreggiamento della Primula Nera) e un uomo dei servizi. All’incontro Bellini non si presentò: «Mio padre mi disse... quello era un incontro importante. Sai perché era importante? Perché qualcheduno voleva farti inserire nel sistema per scoprire se era vero che Bologna era un effetto di Ustica».

L’ESTREMA DESTRA

Quanto a Vinciguerra alla Corte ha spiegato di aver lasciato Ordine Nuovo perché «non era una organizzazione politica, ma una organizzazione che aveva rapporti con forze di polizia e servizi segreti». Nella stessa udienza, la Corte ha rigettato la richiesta delle parti civili di sentire alcuni testimoni indicati in un’altra memoria depositata, in cui si parlava di due covi dei Nar in via Gradoli, a Roma, la stessa strada famosa per il covo delle Br nel sequestro di Aldo Moro del 1978. —

E.Spa.

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