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«Asp Cavalletti, non so fino a quando sia morale continuare a produrre perdite»

Adr.Ar.
«Asp Cavalletti, non so fino a quando sia morale continuare a produrre perdite»

In Consiglio dibattito sull’Azienda dei servizi alla persona Il sindaco Borghi: «Nessun parametro per il pareggio»

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CARPINETI. «L’Asp Don Cavalletti? Lasciare le cose come stanno condannerebbe alla chiusura».

Usa parole forti, il sindaco carpinetano Tiziano Borghi, parlando del futuro dell’Azienda di servizi alla persona Don Cavalletti di Poiago, una delle principali strutture di residenza e servizi sanitari della montagna, da anni al centro di polemiche sulla sua riorganizzazione. I soci, ovvero i Comuni dell’Unione appenninica, hanno valutato l’ipotesi di affidare molte attività a privati, generando scontri con i sindacati, i dipendenti e le minoranze.

Nell’ultimo consiglio comunale carpinetano, il gruppo di opposizione “Futuro Comune” ha presentato una interpellanza sul tema in cui si chiedevano ragguagli. Il sindaco Borghi ha ribattuto sottolineando lo sforzo economico richiesto dalla gestione pubblica, che negli anni ha dovuto ripianare perdite per alcune centinaia di migliaia di euro. «Non so fino a che punto sia morale continuare a produrre perdite e impiegare le tasse dei cittadini per un servizio che da tutte le altre parti della montagna si auto-sostiene e non chiede nulla alle casse dei loro Comuni», è la sua riflessione. Anche perché si parla di un’esperienza oggi ridotta: «Nelle residenze anziani della nostra montagna ci sono in tutto circa 420 posti letto, dei quali solamente l’8% di essi (ovvero 35 posti letto) sono gestiti dal Don Cavalletti in forma pubblica».

Per il primo cittadino, la soluzione pubblica dell’Asp non è l’unica valida: «In tutta l’Emilia-Romagna le gestioni Asp sono 45 su un totale di 553 residenze anziani accreditate, e non credo proprio che l’alta qualità dei servizi agli anziani vantata nella nostra regione dipenda da questa esigua percentuale di gestione Asp». E aggiunge: «Peraltro, è noto come altre Asp emiliano-romagnole si sono trasformate in altre forme giuridiche di gestione, ma non viceversa; non v’è infatti notizia di Amministrazioni che hanno “internalizzato” i servizi in forma di Asp».

Per Borghi, d’altronde, non vi sono alternative. Il sindaco ha citato gli studi della reggiana Paola Perini, fra le principali esperte regionali di Asp e strutture sanitarie pubbliche: «Nessuno dei parametri necessari elencati dall’autrice per il pareggio di bilancio di un’Asp sono posseduti dal Don Cavalletti. L’Asp a gestione invariata non può oggettivamente sopravvivere. O creiamo insieme agli altri Comuni le condizioni distrettuali necessarie mediante una internalizzazione dei servizi, o si pone la necessità di cambiare forma di gestione». E ora? Le due forme gestionali alternative sono il passaggio alla cooperativa o la trasformazione da Asp ad Azienda speciale, una forma giuridica per enti pubblici senza scopo di lucro spesso usato dai Comuni come strumento per curare determinati campi. Così, però, tutti i contratti dei dipendenti si esaurirebbero e andrebbero modificati. —

Adr.Ar.

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