Gazzetta di Reggio

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il colpo di scena 

Depone ma si mette nei guai rischia la falsa testimonianza

T.S.

Per il pm Ronchi è reticente il racconto di Riccardo Mauro da qui l’intenzione espressa in udienza di trasmettere gli atti per il reato commesso

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REGGIO EMILIA. Chiuso a riccio, risponde con un filo di voce e viene più volte sollecitato dal presidente Dario De Luca di avvicinarsi maggiormente al microfono.

È a dir poco sofferta la testimonianza di Riccardo Mauro – originario di San Mauro Marchesato (Crotone) – chiamato a deporre dall’avvocato Luigi Antonio Comberiati (difensore dell’imputato Angelo Greco). Mauro, una mattina dell’inverno 1990, subì un attentato mentre viaggiava in auto, uscendone indenne. «Colpirono solamente la macchina – dice – e tempo dopo mi dissero di stare tranquillo, perché si erano sbagliati. Secondo i carabinieri io quel giorno avevo risposto al fuoco, invece non lo feci. Non sono stato creduto e ho subìto una condanna per questo».

Spari di cui si auto-accusarono in seguito Nicolino Sarcone e l’attuale pentito Angelo Salvatore Cortese.

Il testimone ha negato di conoscere quella circostanza (che avrebbe appreso solo seduta stante dal pm Ronchi) ma, alla domanda sul perché secondo lui gli esecutori dell’agguato si fossero palesati, si è “tradito” rispondendo di non avere mai avuto problemi con «Lino» Greco, individuato negli atti processuali come il mandante del gesto.

Una incongruenza che costerà al termine della deposizione la secca presa di posizione del pm Ronchi: «Mi riservo di trasmettere gli atti per falsa testimonianza».

Di Greco, il teste, ha anche detto di avergli fatto da padrino al battesimo di un figlio, di non ricordare se l’imputato fosse stato testimone al suo matrimonio o viceversa se lo aveva fatto lui alle nozze di Greco stesso, e di conoscerlo come «una brava persona» ignorando i suoi legami con la ’ndrangheta: «Siamo cresciuti assieme – spiega – e ho sempre saputo dei problemi che aveva avuto con la giustizia, ma non mi risulta che facesse parte della ’ndrangheta. Quando usciva dal carcere ci vedevamo».

Su precisa domanda rispolvera i suoi trascorsi – in carcere a Crotone – con Cortese, Sarcone e Nicolino Grande Aracri, rimarcando che «non aveva nulla però da spartire con loro». —

T.S.

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