«Caccia di selezione Meglio abbattere gli esemplari malati non quelli sani»
Appello di Gianferrari, dal fucile alle trappole fotografiche Si rivolge agli “ex colleghi”: «Solo così si tutela la specie»
Ventasso. «Vorrei fare un appello agli amici cacciatori e alle associazioni venatorie: la caccia di selezione mantenga gli obiettivi per i quali è nata, ovvero preservare e salvaguardare le specie faunistiche, concentrandosi in primis su capi malati o feriti». Un appello particolare, ma importante, legato anche all’evidenza di alcuni capi di cervo con ferite piuttosto importanti, è quello lanciato da Umberto Gianferrari, per 40 anni cacciatore e a lungo ecoselettore, che ora ha smesso le doppiette e si è dedicato a un altro tipo di caccia: quella con le foto-trappole, apparecchiature fotografiche che sono in grado di scattare fotografie o effettuare riprese anche al buio, fissate alla vegetazione nei boschi e attivate dal movimento.
Grazie a questo tipo di apparecchiature Gianferrari ha ottenuto, a esempio, splendide riprese notturne di lupi, anche un branco di sette predatori nelle zone boschive attorno alle borgate rurali alle pendici di Bismantova. E foto di cervi incredibilmente dettagliate, scattate nella zona tra i Gessi triassici e il letto del torrente verso il crinale, al confine tra Atc3 Collina, Atc4 Montagna e Parco nazionale.
E proprio il grado di dettaglio di queste foto ha permesso a Gianferrari di notare alcune ferite importanti: un cervo ne presentava una sulla schiena, un altro una, ancor più profonda, sulla testa, tanto che sembrava aver visto un’asportazione parziale del muso.
«Ovviamente non ho una idea precisa dei motivi di queste ferite – afferma Gianferrari – che possono essere legate al periodo degli amori, in cui i cervi maschi adulti duellano in modo molto aggressivo tra loro, oppure magari all’incontro con predatori come i lupi, a un urto con un veicolo, a un colpo di striscio da parte di un cacciatore, spero non a un’infezione, dopo che anni fa ero stato il primo a segnalare l’epidemia che colpì molti caprioli».
«Voglio però cogliere l’occasione – prosegue – per rivolgermi agli amici cacciatori, e aprire un discorso di cui ho già avuto modo di parlare con il presidente dell’Atc Montagna Roberto Pagani e dell’Atc collina Silvano Domenichini, e con il presidente provinciale dell’Urca (Unione regionale cacciatori Appennino) Dario Moretti: la caccia di selezione è nata, come dice il nome, con l’obiettivo di selezionare i capi da abbattere per l’eccessiva densità sul territorio. Se ti viene assegnato in base ai punteggi un cervo maschio adulto, dovresti, per fare un buon lavoro, seguire l’esempio dei grandi predatori in natura, che si concentrano sui capi feriti, vecchi o comunque debilitati».
Aggiunge Gianferrari: «Nella mia carriera di ecoselettore mi è capitato di individuare e scegliere un daino zoppo e un muflone zoppo. Ovviamente è di maggior soddisfazione per il cacciatore abbattere un cervo sano, vigoroso e magari con un bellissimo palco, ma per la salute della specie, cervi di questo tipo sarebbe meglio lasciarli vivere e riprodurre, individuando i capi in difficoltà, che magari moriranno ugualmente per ferite o infezioni». Un ragionamento che parrà crudele, ma che ha una sua logica di fondo. «Lancio questo appello perché so benissimo che tra i cacciatori di selezione c’è attenzione a questo aspetto del mantenimento della specie, che è importante non solo per i cacciatori, ma per la collettività» conclude. —
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