Due sacerdoti reggiani vanno in Amazzonia per una nuova missione
REGGIO EMILIA. Il vescovo di Reggio e Guastalla ha presieduto ieri sera, nella cattedrale di Reggio Emilia, la Veglia missionaria diocesana sul tema “Battezzati e inviati”, durante la quale hanno ricevuto il mandato missionario i due sacerdoti (don Gabriele Burani e don Gabriele Carlotti) destinati ad aprire una nuova missione in Amazzonia.
Il mandato è stato conferito anche ai giovani Paolo Garimberti e Alessandro Nocera, che partiranno per una missione in Albania, dove rimarranno un anno, e Irene Lusuardi, che andrà invece in Madagascar.
LA CONSEGNA
DEL CROCEFISSO
«Questa sera – ha detto monsignor Massimo Camisasca – consegno il crocefisso a due nostri fratelli presbiteri, don Gabriele Carlotti e don Gabriele Burani, in partenza per la missione in Amazzonia, e a tre giovani: Paolo e Alessandro, che presteranno servizio in Albania nella diocesi di Sapa, e Irene, che partirà per il Madagascar e lavorerà presso l’ospedale di Ampasimanjeva. Insieme a questi nostri cinque fratelli, saluto con particolare affetto monsignor Adolfo Zon Pereira, vescovo di Alto Solimões, che questa sera è qui con noi».
«UNA DATA IMPORTANTE
PER LA NOSTRA CHIESA»
Quella di ieri, secondo Camisasca, «è una data importante per la nostra Chiesa. Si inaugura infatti – ha sottolineato il vescovo – un’esperienza missionaria nuova: la nostra presenza in Brasile si espande. Essa continua nella Bahia, dove da più di cinquant’anni alcuni nostri sacerdoti, consacrati e laici prestano la loro opera, e si estende ora alla diocesi retta da monsignor Adolfo Zon Pereira, nella zona nord-occidentale del Brasile, precisamente nella parrocchia di Sant’Antonio Iça. Sono profondamente riconoscente a questi nostri due fratelli presbiteri che hanno dato la loro disponibilità a partire per il Brasile. Auspico ardentemente che a loro si possa aggiungere presto un terzo sacerdote o un diacono».
LA NUOVA MISSIONE
DEI DUE SACERDOTI
«Questi nostri fratelli – ha detto ancora il vescovo Camisasca – inseriranno il loro servizio all’interno di una Chiesa particolare, sotto la guida e la cura di un vescovo locale, immergendosi nella vita e nella lingua del popolo che incontreranno. Che cosa può giustificare e sostenere una partenza come questa? Soltanto la passione per Cristo. Nessun progetto di promozione umana, infatti, pur doveroso, può bastare al cuore dell’uomo. Coloro che partono per un servizio missionario sono chiamati ad annunciare Cristo a tutti coloro che non lo conoscono. Il cuore dell’uomo, come dice sant’Agostino, non trova pace finché non può riposare in Lui. Anche coloro che aderiscono ad altre religioni o all’animismo sono chiamati a conoscere Cristo. Nel rispetto del percorso misterioso attraverso cui Dio chiama ogni uomo, non avremmo carità verso i poveri se non ci facessimo annunciatori dell’evento inimmaginabile, ma desiderato da tutti: Dio si è fatto uomo, è morto ed è risorto, per prendere su di sé il male di ciascuno, per risanarci, per aggregarci al suo popolo. Cristo è l’unico salvatore dell’uomo. Egli chiama tutti al suo Regno attraverso la via ordinaria della Chiesa così come attraverso tante vie straordinarie che non conosciamo».
E ancora: «I confini della Chiesa sono molto più grandi di quelli che noi possiamo registrare “esteriormente”. Sempre il grande Agostino ha detto: “Molti che sembrano essere fuori sono dentro; molti che sembrano essere dentro sono fuori”. La passione per Cristo e per la Chiesa non discrimina nessuno». —
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