Gazzetta di Reggio

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La carica dei 400 reggiani per dire no all’impianto di biogas Iren a Gavassa

Ambra Prati
La carica dei 400 reggiani per dire no all’impianto di biogas Iren a Gavassa

Alla seconda trattorata del Coordinamento Comitati un centinaio di agricoltori, ambientalisti, Fiom e sindacati di base

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La carica dei 400. Tanti, secondo una stima delle forze dell’ordine, sono stati i cittadini che hanno partecipato ieri mattina alla “Trattorata no biometano”, «una mobilitazione civile contro il biogas», come l’ha definita il Coordinamento provinciale dei Comitati Ambiente e Salute di Reggio Emilia promotore dell’iniziativa.

chi c’era

Per la seconda volta i reggiani sono scesi in piazza per dire no al mega impianto di biogas che Iren vuole costruire nella frazione di Gavassa. Con la differenza che, rispetto alla prima trattorata del 20 luglio scorso, la prova di forza è stata maggiore. Si è registrato il record di trattori (150), in rappresentanza di oltre un centinaio di agricoltori che, microfono in mano, non hanno mancato di esprimere la loro contrarietà, esprimendo i loro timori sulla produzione di latte per il Parmigiano-Reggiano: «Dicono che il letame che si sparge sui campi è peggio del compost che uscirà dall’impianto. Ma cosa ne sa chi il letame non l’ha mai toccato? Difendiamo le nostre eccellenze». La novità è stata l’adesione dei giovani del movimento Fridays For Future (quelli di Greta Thunberg, per intenderci), che si sono uniti alla protesta nel nome della difesa dell’ambiente. Presenti alcuni operai metalmeccanici e delegati della Fiom, così come Pasquale Tucci del sindacato di base SGB, in prima fila in battaglie ambientaliste come l’Ilva di Taranto (il 25 ottobre i sindacati di base torneranno in presidio sotto al municipio per lo sciopero generale delle categorie). Infine c’erano alcuni amministratori del M5S: Alberto Vaccari, la senatrice Lalla Mantovani, il consigliere di Correggio Giancarlo Setti. Sul sagrato del Duomo, ad assistere in disparte, è stato avvistato Lorenzo Bagnacani, nel passato alfiere della lotta contro l’inceneritore.

LE argomentazioni

La rivolta di Gavassa si è riaccesa nel gennaio scorso, quando in un primo (ed unico) incontro con il sindaco Luca Vecchi sono circolate le caratteristiche del futuro impianto Iren, con una potenzialità da 200mila tonnellate, che dovrebbe trattare i rifiuti organici di Parma, Reggio e Piacenza (quest’ultima poi è stata esclusa). Numerosi gli interventi che si sono susseguiti in piazza da parte di agricoltori, nonne e semplici cittadini: «La qualità dell’aria peggiorerà, siamo già all’ultimo posto in Regione». E ancora: «Questo non è il nostro progetto, è un progetto di pochi che ricadrà non solo su Gavassa ma sull’intera città». Con un occhio alle urne: «A gennaio ci saranno le elezioni, non vorremmo essere costretti a fare qualcosa anche noi».

Il tutto nel quadro di un silenzio assoluto da parte degli amministratori: nessuno ha accolto o ricevuto i manifestanti. «Ce lo aspettavamo, Vecchi è tornato sul biogas in estate e ha dimostrato di essere impreparato – hanno detto i promotori Emiliano Codeluppi e Alessandro Prandi – Una assenza che è sinonimo di disinteresse».

le richieste

A protesta conclusa, il Coordinamento ha snocciolato le richieste. «Chiediamo al sindaco Luca Vecchi di fermare l’iter dell’impianto, di aprire un vero confronto tecnico che possa prendere in considerazione soluzioni alternative per il trattamento delle Forsu (frazione organica del rifiuto solido urbano), soluzioni meno impattanti e rischiose per l’ambiente. Chiediamo di fermare la Conferenza di Servizi, che appare un treno in corsa verso l’ultima fermata, la Via (cioè l’approvazione dell’impianto): i macchinisti non hanno nessuna intenzione di guardare fuori dal finestrino per chiedersi dove stiamo andando».

Ora, ha concluso il Coordinamento – consapevole che il tempo stringe e che i giochi, già a buon punto, dovrebbero chiudersi entro dicembre – «la parola passa alla politica e alla delibera della Conferenza dei Servizi in capo ad Arpae, che a breve dovrà dare via libera o fermare il tanto contestato impianto». —



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