Stuprò una escort, 4 anni e 3 mesi di pena
La Corte ritiene provata la violenza sessuale in un appartamento di via Pansa. Il giovane giudicato seminfermo di mente
Anche se l’imputato è ritenuto seminfermo di mente, per la Corte risulta provata la violenza sessuale da parte del disoccupato 24enne Gyamfi Wallace Badu nei confronti di una escort rumena, da qui la condanna a 4 anni e 3 mesi di reclusione.
La sentenza è arrivata a poco più di un anno dai fatti – ci si riferisce alla notte del 15 settembre 2018 – e quanto accadde in un palazzo di via Pansa ebbe lati estremamente crudi e brutali (le botte e lo stupro, gettando la donna sul letto) ma anche boccacceschi (il giovane seminudo in fuga che si cala dal balcone al sesto piano per poi cadere, in quello stato, su un terrazzo, davanti agli occhi esterrefatti di un residente).
La perizia psichiatrica – disposta dai giudici ed eseguita dal dottor Giuseppe Cupello – ha concluso per il vizio parziale di mente dell’imputato (di famiglia ghanese, ma nato a Reggio Emilia e cittadino italiano) che per problemi psichiatrici è stato ricoverato più volte in passato.
Il giovane – da quel giorno in carcere – racconta di essere entrato in contatto con l’escort straniera perché lei aveva investito con l’auto, uccidendolo, il cane che lui aveva regalato alla fidanzata. Il 24enne aveva chiesto i danni e la donna, in difficoltà economiche, si era offerta di ripagarlo con una prestazione sessuale, da qui l’appuntamento notturno nell’appartamento di via Pansa, alle porte del centro storico, dove lì ha bevuto molto e da quel momento non ricorda nulla. Ben diversa la versione della vittima: Badu aveva letto l’annuncio su un sito di incontri online, le aveva telefonato per concordare l’orario dell’appuntamento, poi fra i due, nell’appartamento, era nato un diverbio circa il costo della prestazione sessuale, culminato con lo stupro.
Il pm Maria Rita Pantani non ha creduto ad una parola del racconto di Badu, ritenendo l’imputato una sorta di attore che si finge pazzo. Da qui la richiesta di una pesante condanna: 8 anni di reclusione. Mentre l’avvocato difensore Mario Di Frenna ritiene il suo assistito bisognoso di cure per i problemi psichiatrici e meritevole delle attenuanti generiche per il comportamento processuale, finendo per chiedere il minimo della pena. In sentenza il collegio giudicante – presieduto da Simone Medioli Devoto, a latere i colleghi Sarah Iusto e Chiara Alberti – non ha concesso le attenuanti generiche, ritenendo però il vizio parziale di mente prevalente sulle aggravanti. L’entità della condanna emessa mantiene in cella il giovane violentatore. —
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