Gazzetta di Reggio

Reggio

Quando i lavori sembrano non finire mai 

C’era una volta la stazione di piazza Marconi Adesso i viaggiatori sono in un cantiere aperto

ANDREA MASTRANGELO
C’era una volta la stazione di piazza Marconi Adesso i viaggiatori sono in un cantiere aperto

3 MINUTI DI LETTURA





panorami urbani

ANDREA MASTRANGELO

Tanto tempo fa piazzale Marconi era un angolo molto pulitino della città. Al centro del piazzale una piccola rotonda con un’aiuola erbosa e in mezzo una piccola fontanella – non un granché, in verità – da cui zampillavano alcuni getti d’acqua. Via Turri esisteva già ma dei palazzoni-ghetto non c’era neanche l’ombra. Resisteva invece qualche esempio di archeologia industriale e c’era ancora un terribile passaggio a livello che attraversava i binari della ferrovia Milano-Bologna. Essendo questa la ferrovia più densamente trafficata d’Italia, con la stazione a qualche centinaio di metri le sbarre erano perennemente abbassate, e siccome quella era l’unica strada diretta alla Bassa, andare a Correggio era una mezza odissea. Poi è arrivato un cavalcavia costruito a raso con il campanile della chiesa di Ospizio e a Correggio adesso ci si va più velocemente.

Questo era il quadretto, forse consolante, che faceva da ambientazione per la stazione ferroviaria di una cittadina di provincia nella quale non fermava alcun treno rapido. Al massimo in piazzale Marconi si fermavano i Direttissimi, poi ribattezzati Espressi. Tutta questa premessa a base di ricordi non per tessere l’elogio della lentezza, tutt’altro: un tempo arrivare a Roma era un’impresa lunga un giorno, oggi alla Mediopadana si sale sull’alta velocità e si scende dopo un paio d’ore. Piuttosto quello di cui si sente la mancanza è un pizzico di sensibilità, a tutti i livelli.

Al posto della siccitosa fontana adesso c’è un triplo anello di asfalto per il transito delle auto, non semplicissimo da interpretare. Il verde (da sempre un po’ pochino) ha lasciato posto a un parcheggio sotterraneo sottoutilizzato che ha modificato il volto del quartiere a causa di una chiusura durata anni, ragione della fuga collettiva di molti commercianti originari.

Lavori lunghi, e anche tribolati, quelli del parcheggio. La stazione ferroviaria, costruita dopo il bombardamento del 1944, aveva un bisogno disperato di essere rimessa a nuovo, dopo tutta una serie di restyling che ne hanno cambiato radicalmente il volto a partire dagli anni 80. E così si sta facendo. Il cantiere è aperto da un pezzo e in tempi recenti si è riusciti a rivedere la facciata, finalmente tornata bianca dopo decenni di esposizione all’inquinamento. Tuttavia il viaggiatore che passa (che è quasi sempre un pendolare, perché tutti gli altri vanno da Calatrava) ha l’impressione di trovarsi in un posto lunare. L’esterno e l’interno della stazione sono ridotti a una specie di cantiere edile del quale per il momento non si vede la fine. Il cartello posto all’esterno parla di chiusura dei lavori entro agosto ma il calendario dice che siamo oltre la metà di ottobre.

Sopra la biglietteria e sopra il bar regnano i nastri bicolori bianchi e rossi mentre tralicci metallici impediscono l’accesso ad alcuni angoli dei locali. Il soffitto del lungo corridoio è stato parzialmente ricoperto da una struttura che occulta una miriade di cavi, ma solo fino a qualche giorno fa erano ben visibili a far brutta mostra di sé.

Dalle Ferrovie fanno sapere che in effetti i lavori sono un po’ in ritardo ma si prevede di chiudere entro novembre. Il ritorno del decoro, una buona notizia. —





Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google