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iNTERVISTA AL COMANDANTE 

«Botte da più di 10 anni Senza il coraggio del figlio poteva finire in tragedia»

Am.P.
«Botte da più di 10 anni Senza il coraggio del figlio poteva finire in tragedia»

Il tenente colonnello Stefano Bove «In provincia quasi un caso al giorno»

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reggio emilia. «Senza il coraggio di quel ragazzino la verità non sarebbe venuta a galla: la madre, terrorizzata, per oltre un decennio non ha mai denunciato. E chissà come sarebbe andata a finire». Il tenente colonnello Stefano Bove, alla guida della Sezione Operativa del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio, ieri ha fatto il punto sul cosiddetto “Codice Rosso”, il pacchetto di modifiche al codice penale «in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere» emanato il 25 luglio scorso ed entrato in vigore il 9 agosto. Non proprio il periodo migliore per accendere i fari su una tematica così delicata.

«Dall’entrata in vigore del Codice Rosso ad oggi, nella provincia reggiana, il Comando carabinieri ha registrato una cinquantina di casi», ha sottolineato il graduato. Escludendo il sonnolento mese agostano, si può affermare che nel Reggiano si sia contato un episodio di violenza di genere al giorno: una stima in difetto, alla quale andrebbero sommati numeri delle altre forze dell’ordine. «Su questa cinquantina di casi, per dieci violenti è stata decisa la misura restrittiva (carcere o arresti domiciliari), mentre negli altri casi è stato disposto l’allontanamento o il divieto di avvicinamento. Con l’avvertenza che, per chi vìola la misura – in precedenza spesso disattesa – ora è previsto il carcere da sei mesi a tre anni. Inoltre è stato ampliato il concetto di relazione affettiva: ora sono compresi anche i rapporti conclusi. Soprattutto alcune tipologie di reati, prima valutati in modo autonomo, ora vengono messi a sistema all’interno del comportamento familiare».

Ma l’aspetto più importante del Codice Rosso, ha spiegato Bove, «è stato quello di abbreviare i tempi di intervento. La normativa ha istituito una sorta di corsia preferenziale accelerata, con l’obbligo, per noi, di informare subito della situazione il pm di turno, che decide quali misure adottare. Noi siamo gli occhi della magistratura. Così si evita il permanere di una situazione di pericolo per le vittime».

A Reggio Emilia, secondo l’ufficiale, si è registrata «una efficace attività di indirizzo da parte del procuratore capo Marco Mescolini, che subito dopo l’emanazione del Codice Rosso ha instaurato un canale diretto e riunioni periodiche in procura, per monitorare l’andamento. Una sinergia, quella tra autorità giudiziaria e polizia giudiziaria, che ha assicurato efficacia: così il sistema funziona».

Nonostante una legislazione sempre più severa, il fenomeno della violenza su donne e bambini negli ultimi anni non ha fatto che aumentare. «Purtroppo. È vero che, come osservano gli esperti, è aumentata anche la propensione delle persone a denunciare – ha concluso Bove con un appello – Il Codice Rosso dev’essere un motivo in più, per le vittime, a farsi avanti. Non abbiate paura: chiamate le forze dell’ordine al minimo verificarsi della violenza. Le categorie deboli oggi sono ancor più tutelate. Occorre solo chiedere aiuto». —

Am.P.

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